TINA MODOTTI

La fotografia al femminile

“Ogni volta che si usano le parole arte o artista in relazione ai miei lavori fotografici, avverto una sensazione sgradevole dovuta senza dubbio al cattivo impiego che si fa di tali termini. Mi considero una fotografa, e
niente altro.” Tina Modotti

Inaugurata giovedì 14 marzo la mostra “Tina Modotti. Fotografa” prodotta da CinemaZero e presentata dalla Fondazione Musica per Roma in
collaborazione con Contrasto presso l’AuditoriumArte dell’Auditorium Parco
della Musica di Roma. Si tratta del secondo appuntamento espositivo con la rassegna La fotografia al femminile inaugurata a dicembre con la mostra “Charlotte Rampling. Album segreti”. La rassegna proseguirà con le mostre dedicata alle fotoreporter che hanno raccontato la guerra ma anche la vita quotidiana (le fotografe della mitica rivista americana LIFE) e, a seguire, uno sguardo sulla creazione contemporanea delle giovani autrici italiane (“Odd Days: ­ collettivo di fotografe under 35”).

Sessanta immagini, tra le più importanti ed evocative del percorso umano,
politico e artistico di Tina Modotti. In particolare, brillano all’interno della mostra i capolavori scattati durante gli anni messicani, periodo maggiormente fecondo e appassionato dell’attività della Modotti.
La mostra ricostruisce in maniera il più possibile documentata la sua
straordinaria vicenda artistica come la sua non comune vicenda umana che la rese protagonista in quegli anni in Messico, Russia, Spagna, Germania.

Nata a Udine alla fine dell’Ottocento, Tina Modotti è stata un esempio
straordinario di donna e di fotografa profondamente impegnata nella società. Attrice, modella, rivoluzionaria, fotografa: donna audace e scandalosa, dal fascino esotico, emigrata per inseguire la carriera di attrice a Hollywood, trova la fotografia e l’amore con Edward Weston; insieme saranno in Messico dove scopre un intero paese, la sua vera vocazione di fotografa e di rivoluzionaria.

La carriera fotografica di Tina Modotti è breve, ma articolata. Da una prima
fase “romantica”, come venne definita da Manuel Alvarez Bravo, in cui si
dedica alla natura, passa a una fase decisamente più rivoluzionaria in cui
racconta la vita e il lavoro: la fotografia diventa allora un mezzo per le
sue denunce sociali. Frequenta i più importanti artisti e intellettuali
messicani e americani, da Frida Kahlo a Dos Passos, ai pittori muralisti;
coltiva la sua passione e il suo impegno politico al punto di utilizzare il
mezzo fotografico come strumento della sua militanza, pubblicando per
riviste di partito. Bandita dal suo paese d’adozione in seguito a una accusa di tentato omicidio, Tina torna in Europa, vive nella Russia Sovietica, si occupa di rifugiati e perseguitati politici. Infine si unisce alle Brigate Internazionali nella guerra civile spagnola dove incontra e frequenta personaggi del calibro di Capa, Hemingway, Malraux. Al suo ritorno in Messico, sotto pseudonimo, insieme al suo compagno nella vita e nella lotta politica, Vittorio Vidali, conduce una difficile vita da clandestina. Muore in circostanze misteriose il 5 gennaio 1942. Neruda scriverà una poesia dedicata a lei, i cui primi versi saranno l’epitaffio scolpito sulla sua lapide:

“Tina Modotti, sorella non dormi,

no, non dormi:

forse il tuo cuore sente crescere

la rosa di ieri, l’ultima rosa di ieri,

la nuova rosa.

Riposa dolcemente sorella”

Accanto alle fotografie, l’esposizione è arricchita dal documentario
“Tinissima: il dogma e la passione”, di Laura Martinez Diaz e da spezzoni del film muto degli anni ’20 che l’ha vista protagonista “The Tiger’s Coat”.

“Tina Modotti. Fotografa”
14 marzo ­- 7 aprile 2013
Auditorium Parco della Musica Roma
AuditoriumArte
Ingresso libero
Orari:
dal lunedì al venerdì dalle ore 17 alle 21;
sabato e domenica dalle ore 11 alle 21