Torino 30. Festa Mobile
Un viaggio dentro la storia del cinema per riflettere sull’ideologia. Se spesso ci sentiamo dire che viviamo in una società “post-ideologica”, Slavoj Žižek – la superstar, il divo della filosofia contemporanea – ribatte che oggi, più che mai, l’ideologia pervade, in modi che sfuggono alla nostra percezione, ogni aspetto della vita. Con la regista Sophie Fiennes, il filosofo sloveno (nel cui pensiero, com’è noto, il cinema ha un ruolo fondamentale) segue lo stesso “metodo” usato nel precedente The pervert’s guide to cinema (2006): tanti spezzoni di film intercalati dalla sua presenza e dai suoi commenti.
Si comincia con Essi vivono di John Carpenter, “uno dei grandi capolavori dimenticati del cinema” (e su questo concordiamo con Žižek): la sua storia (in cui degli speciali occhiali permettono di vedere la vera realtà nascosta sotto apparenze illusorie e ingannevoli) è il perfetto punto di partenza per questa discussione sull’ideologia (che per Marx era, per l’appunto, “falsa coscienza”). Žižek entra letteralmente dentro i film (talvolta con risultati buffi): lo vediamo (grazie a perfette ricostruzioni scenografiche) nel vicolo in cui il protagonista di Essi vivono fa a pugni, nei gabinetti di Full Metal Jacket, sulla barca de Lo squalo, sul letto del Taxi driver Robert De Niro, al posto di Di Caprio in Titanic e in altri luoghi dell’immaginario cinematografico. In questo modo ci parla dei significati nascosti di un film o utilizza una scena come esemplificazione di un concetto. L’uso che viene fatto dei film è intelligente: ironico sì, ma mai pretestuoso. E in questo uso sta il principale piacere intellettuale fornito dal film.
Quanto ai suoi contenuti filosofici, la “lezione” è densissima e un po’ defatigante: Žižek parla, parla, parla e, se non si è mai letto nulla delle sue opere, si rischia di rimanere sopraffatti da questo inarrestabile flusso e di perdere il filo. Ma, a chi sia disposto a seguirla con attenzione, dà il piacere di assistere allo svolgersi di un pensiero ricco di riferimenti e capace, con duttilità e gusto irriverente, di spaziare tra situazioni e ambiti diversi. Le idee di Žižek sono provocatorie (quasi sempre) e stimolanti (molte volte), anche se valgono più come intuizioni sparse che come tessere di un “sistema” coerente. Quando ambiscono a farsi “sistema” (o “programma” politico) rivelano debolezze e aporie di fondo, tanto che l’ironia e i salti di argomento (a rifletterci a freddo, una volta usciti dal cinema e “liberati” dalla fascinazione che la sala buia inevitabilmente determina) appaiono un abile strumento argomentativo per depistare l’interlocutore e sfuggire a un confronto davvero stringente sul merito di queste idee.
Per il futuro, se Žižek e Fiennes volessero fare un terzo capitolo di queste Pervert’s guide sul e attraverso il cinema, potremmo suggerire come argomento di approfondimento i meccanismi del divismo (e il rapporto tra “divo” e pubblico devoto e adorante): su questo il cinema offre spunti che potrebbero utilmente illuminare altri ambiti. Come la politica, naturalmente. O come anche la filosofia e il mondo intellettuale.
THE PERVERT’S GUIDE TO IDEOLOGY
Regia: Sophie Fiennes
Interpreti: Slavoj Žižek
Nazione: Regno Unito 2012
Durata: 134′
Presentato al Torino Film Festival nella sezione “Festa Mobile”






