“OTELLO” NEL CORTILE DI PALAZZO DUCALE

Dal 13 al 17 luglio l'opera di Verdi torna a Venezia

Persino l’eco delle campane della Torre dell’orologio di Piazza San Marco sembrava essere prevista dalla partitura. Alle 22.00 il loro dolce risuonare all’interno del denso procedere dell’orchestra, ha accompagnato l’entrata di Desdemona in scena.

Giusto il tempo per permettere a Otello di far “esultare” il suo arrivo e di riportar la calma all’interno della zuffa inscenata dalle diaboliche congetture di Jago. Si è aperto così l’attesissimo primo appuntamento con l’Otello di Giuseppe Verdi nel Cortile di Palazzo Ducale, agli occhi di un incredulo pubblico equamente suddiviso tra vip, personaggi politici e amanti dell’opera che non sono voluti mancare a un simile evento. Dopo 43 anni di silenzio, la Fondazione Teatro La Fenice, con la collaborazione dei Musei Civici di Venezia, fa rivivere l’opera nel più bel scenario veneziano: forte di una scenografia storicamente importante, le cangianti rifiniture luminose evidenziano, con rinnovato gusto, i tratti dell’allestimento operistico più riuscito che la città ricordi.

Il succedersi delle iridescenti proiezioni sulle pareti del palazzo accompagna l’azione e sottolinea gli intricati aspetti psicologici dei personaggi su una scena concepita dall’intersezione di una serie di pedane, in parte mobili, che consentono il movimento dei personaggi in varie direzioni.
Oltre ad accogliere in maniera ottimale la colossale compagine corale, l’enorme superficie si presta a ingegnose distribuzioni strumentali nello spazio che trova il suo punto più alto nell’insistenza timbrica degli squilli di trombe che annunciano l’arrivo delle imbarcazioni veneziane nel terzo atto.

Dislocati su piani opposti, coro e orchestra bilanciano la scena, oltre che visivamente, anche musicalmente: la conduzione di Myung-Whun Chung, vera e propria star della serata, riporta l’orchestra a raffinati equilibri creduti ormai perduti dalla rassegnazione degli abitudinari. Ottimi gli interpreti che, nonostante l’impossibilità di servire con chiara dizione i meravigliosi versi di Arrigo Boito – presumibilmente per una questione acustico spaziale – si sono distinti per un’avvolgente calore vocale. La serie di lunghi applausi si sono intensificati all’arrivo sul palco di Lucio Gallo (Jago), Carmela Remigio (Desdemona) e Gregory Kunde che proprio quest’opera, l’anno scorso, gli valse il premio Abbiati.

La regia di Francesco Micheli e le scene di Edoardo Sanchi consegnano così alla città uno spettacolo unico che verrà riproposto il 14 e il 17 luglio.