“TRE STUDI PER UNA CROCIFISSIONE – DI DANIO MANFREDINI”

Un triplice viaggio nei territori della diversità

Dal 20 al 25 Febbraio al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, lo spettacolo, che prende a prestito il titolo da un capolavoro del pittore inglese Francis Bacon, è nato nel 1992. Da allora Danio Manfredini, che ne è autore e interprete, attraverso pause e riprese, non ha mai smesso di rinnovarlo e rigenerarlo

Il riferimento principale per interpretare il teatro di Manfredini è, come sempre, la pittura, intesa nel senso più immediato, e intenso, di visione: solo così si può spiegare un certo uso del corpo e del movimento, una spiccata preferenza per immagini efficaci. Come nel dipinto di Bacon sono accostate, l’una all’altra, tre figure che evocano la condizione drammatica di soggetti contemporanei, così questo spettacolo propone tre monologhi di personaggi “ai margini”, tre storie di diversità, isolamento e sconfitta. L’angoscia tipica di Bacon, però, viene qui risolta in un’urgente richiesta d’affetto e sublimata nella speranza di un contatto umano.
“Lontano dal voler riprodurre l’opera pittorica di Bacon, mi sono proposto di inventare tre soggetti teatrali che ritraggono la condizione drammatica di tre personaggi del mio tempo”.

Perdenti, emarginati e travestiti sono spesso gli eroi e le eroine dell’immaginario teatrale di Manfredini, che tratteggia questa umanità allo sbando sempre con delicatezza e grande sensibilità, regalandoci racconti dolorosi, ma anche densi di ironia.
Il primo monologo ha per protagonista un malato mentale che, aggirandosi tra delle sedie vuote di un ospedale psichiatrico, dà voce con beffarda leggerezza e, a tratti, con tenerezza, ai fantasmi della sua psiche.
Il secondo studio è invece ispirato ad un personaggio di “Un anno con tredici lune” di Rainer Werner Fassbinder, il transessuale Elvira che, nel momento immediatamente precedente al suo suicidio, traccia il bilancio del fallimento della sua patetica storia d’amore, un’impossibile passione senza futuro.
Infine, introdotto da una sorta di leggero tip tap al suono di Bach, il terzo soggetto riprende brani del monologo di Bernard-Marie Koltès, “La notte poco prima della foresta”: si tratta di un extracomunitario alle prese con la desolante solitudine di una metropoli europea, durante una notte di pioggia.

Il dramma della “differenza” viene qui analizzato in tre delle sue varie declinazioni: la follia, la transessualità e l’emarginazione dello straniero. Ciò che colpisce di questo spettacolo, tuttavia, è indubbiamente la soavità, ma allo stesso tempo la forza, con cui questi strazi sono rappresentati.

Nuovo Teatro Nuovo di Napoli
ideazione, regia e interpretazione
Danio Manfredini
luci
Lucia Manghi
collaborazione al progetto
Andrea Mazza, Luisella Del Mar, Lucia Manghi, Vincenzo Del Prete
produzione
Emilia Romagna Teatro Fondazione
Tel: +39.081.4976267