“TU CHIAMAMI PETER” di Stephen Hopkins

Vita e morte di Peter Sellers

L’attesissimo film su Peter Sellers finalmente arriva nelle sale italiane; un film questo che ci racconta, con quale margine di verosimiglianza è impossibile dirlo, la vita dell’attore inglese: dai suoi successi radiofonici con lo spassosissimo Goon Show, passando per la difficile scalata al cinema, prima inglese poi holliwoodiano, arrivando al naturale declino della sua carriera d’artista. Tutto questo attraversando una difficile vita personale, costellata di gioie quanto di delusioni.

Peter Sellers è stato (è morto prematuramente nel 1980 a causa del suo debole cuore) un attore di talento incommensurabile; i suoi personaggi ripercorrono quasi tutto lo spettro del carattere umano, la sua versatilità ha sempre meravigliato lo spettatore e affascinato chi ha lavorato con lui. Il limite di Peter Sellers era se stesso.. Come si dice nel film, egli non era che un veicolo per i suoi personaggi, ed egli viveva tramite i suoi personaggi; come un veicolo senza passeggero è vuoto, così Peter Sellers senza i suoi personaggi non sapeva chi essere. Il messaggio che questo film vuole lanciare su questo bambino di trent’anni è proprio questo. Il suo essere infantile, i suoi improvvisi scatti d’ira mentre interpretava perfettamente il ruolo di padre affettuoso sono conseguenze di questo vuoto che Peter portava con se, della sua, si potrebbe dire, mancanza d’identità.

Così Stephen Hopkins ci narra la vita del Peter Sellers uomo, e ce la narra dal punto di vista dell’attore stesso; così si può leggere l’ultima scena, quando Peter/Geoffrey Rush si alza dalla sedia del regista e si ritira nella sua roulotte. Quasi a volerci che ricordare che tutta la vita di quest’uomo è stata un film, e che lui, oltre ad esserne il regista, ha recitato il ruolo di Peter Sellers, personaggio unico, irripetibile, che viveva nel suo proprio mondo.

Un mondo particolare, dove l’amore è particolare, dove non tutto è andato come il regista/Peter avrebbe voluto – infatti egli interviene nel suo film, reinterpretando vari personaggi, integrando o modificando il loro contributo -; un mondo tragicomico fino all’ultimo (l’ultima didascalia va letta in questo senso); un mondo di persone che comunque non l’hanno capito, tanto quanto lui stesso non si è capito. Un mondo dominato dalla madre-manager, che riversa in lui le frustrazioni e le aspettative dovute alla sua fallita carriera di attrice, da amori fulminei per donne bellissime (Sophia Loren, Britt Ekland), dalla sua perenne incontentabilità.

Ma c’è un momento in questo film/vita che rappresenta profonda catarsi per il personaggio Peter Sellers; il momento in cui smette di scendere a compromessi col proprio talento, raccoglie a piene mani la forza che in tutta la sua vita gli è mancata e decide di portare avanti il suo progetto, il suo film. “Oltre il giardino” rappresenta la salvezza di Peter Sellers, la pellicola in cui il personaggio che rappresenta combacia perfettamente con ciò che Sellers sente di voler essere. Con “Oltre il giardino” Peter ritrova, o forse trova per la prima volta, se stesso.

Un film allo stesso tempo godibile e foriero di grandi spunti riflessivi, a molteplici livelli. Molto ben girato e molto ben inerpretato (un attore su tutti ovviamente Geoffrey Rush, ma anche Charlize Theron), pur se un po’ lento nella prima parte introduttiva, comunque indispensabile per la costruzione dei caratteri.

Titolo originale: The Life and Death of Peter Sellers
Nazione: U.S.A., Regno Unito
Anno: 2004
Durata: 125′
Produzione: Simon Bosanquet
Distribuzione: Lucky Red