venerdì, Settembre 11, 2026
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“TU TWO” DI MICHELE BARONIO E TAMARA BARTOLINI

Euforie e rimpianti a bordo

Come dire: facciamo teatro, lo facciamo a tutti i costi. Non venite voi da noi? Veniamo noi da voi. Tanto, siamo in una macchina. Una macchina teatrale.

E allora, accomodiamoci. Al festival di Radicondoli saliamo nel pulmino Fiat che ospita la performance di Michele Baronio e Tamara Bartolini, TU TWO – Due alla fine del mondo, sei per volta, tutti vicini, tutti a contatto, tutti incuriositi.

Siamo talmente vicini che la prima cosa che si percepisce, lampante, quasi scontata, è che non siamo chiamati a guardare, lì; ci siamo dentro fino al collo, dobbiamo far parte dell’atmosfera. La influenzeremo, con le nostre risate, con gli imbarazzi, con i silenzi. La influenzeremo, con gli sguardi così ravvicinati a quelli dei performer, che sono seduti solo una fila avanti a noi, una al posto di guida, l’altro sul sedile del passeggero.

Non ci è dato di vedere il mondo esterno, che i vetri sono tutti oscurati , perché quella scatola con le ruote, asfissiante e intrigante al tempo stesso, per i pochi minuti della performance diventa l’unica porzione di mondo possibile da vivere. O forse no.

Una porzione di mondo che Baronio e Bartolini connotano politicamente, nel senso più urgente di una richiesta di ritorno al senso civico comune. Quella micro società incastonata in un’auto deve far posto a Pier Paolo Pasolini, a Roberto Benigni, a Totò, ai pestati del G8, che parlano dall’autoradio (soundscape curatissimo di Renato Ciunfrini). Deve far posto alla “borghesia peggiore d’Europa” e a noi, che siamo lì, tutto un magma di rimpianti – sì, ci servono ancora gli intellettuali; no, che schifo di mondo che ci troviamo ad abitare – e di ammirazione, bombardati da voci lontane e vicine, schiacciati nel confronto con la Storia e nel contatto con gli artisti e con gli altri cinque compagni di viaggio.

Ma non è questo ciò che sconvolge. Al castello di suggestioni politiche, sociali e intellettuali si contrappone la follia della libertà che solo l’espressione artistica sa creare: Baronio e Bartolini in quella macchina, insieme a Pasolini, Totò e Benigni, sono due personaggi sopra le righe., con gli occhialoni e le parrucche, che intrecciano un flirt da cartoon sotto i nostri occhi, a cinquanta centimetri da loro. E allora scoppiano le risate, loro, nostre; poi ci fermiamo: due secondi fa c’era “la borghesia peggiore d’Europa” nelle nostre orecchie. E poi ancora riprendiamo, ci inteneriamo per i nostri due quasi fidanzatini, ritorniamo a Benigni, alle sue lotte, alle nostre lotte.

E usciamo a riveder le stelle. Vita privata e pubblica intrecciati nelle risate e nell’amarezza. Serietà e follia intrecciati nella vita pubblica e in quella privata.

Siamo provati dall’euforia e dalla nostalgia.

http://www.radicondoliarte.org/festival.htm