Si è svolto il 27 maggio alle 16.00 nella sala parrocchiale di S.Elena il reading su Padre David Maria Turoldo.
L’incontro fa parte dei cicli di letture promossi dall’Associazione culturale “CHIOSTRO A S.ELENA” e ha riproposto brani dell’autore che l’anno scorso ha maggiormente acceso l’interesse del pubblico.
La scelta di instaurare un dibattito sulla figura di Turoldo risiede nella forte presenza nell’isola di Sant’Elena dell’Ordine dei Servi di Maria, di cui lo scrittore era membro.
L’isola stessa è stata luogo di studi e di preghiere per il frate durante i suoi soggiorni a Venezia.
Le letture, a cura di Luciana Castagnaro, spaziavano dalle poesie ai testi in prosa, toccando di volta in volta i temi che più hanno caratterizzato la produzione di Turoldo: la religione e il rapporto con Dio, la filosofia ontologica, la metafisica, ma anche la vita quotidiana dell’uomo comune intrisa dell’angoscia della solitudine e alienata dai ritmi di oggi.
Il commento, da parte del professor Bruno Rosada, ha messo in luce i collegamenti dei singoli brani con le linee di pensiero dell’autore, delineando i contorni di una personalità a tutto tondo impegnata in una continua ricerca della Verità che sta oltre le apparenze.
Rosada ha infatti posto l’accento su una costante della produzione turoldiana: la passione per il paradosso e per la contraddizione che si percepiscono a tutti i livelli della sua scrittura, sia nel piano contenutistico, sia nella struttura del discorso. Ciò rispecchia la particolare concezione del dubbio come strumento che apre le porte alla Verità in quanto fa muovere l’uomo, lo spinge a interrogarsi e a scavare sotto la superficie. Il dubbio, quindi, come forza positiva che rende la domanda -o meglio la capacità di porsi domande- più importante delle risposte.
Altri elementi fondamentali della poetica di Turoldo sono l’Essere, su cui discorre attraverso lo studio di filosofi come Pascal, Agostino e Kiekegaar che amava proprio perché nel loro pensiero non c’era nulla di definitivo, e la Parola, il Verbo, termini che ricorrono spesso nei suoi scritti con una pregnanza che va al di là del semplice significato linguistico per abbracciare sia risvolti religiosi, sia le infinite declinazioni del Lògos.
Ma Turoldo non è solo speculazione filosofica; la sua “profonda umanità nella quale affondano le radici del sacro” lo porta allo sforzo di superare una visione che coincide con l’ideologia comune per incontrare concretamente l’Uomo, poiché egli è “metafora di Dio”.
Ecco allora i brani che si soffermano sull’Occidente incredulo e materialista perdutosi in questa quotidianità che divora, dove si vive in bilico tra due abissi e si arriva a “morire per noia”.
Emergono, però, anche visioni più serene: l’infanzia contadina del frate ricordata con la nostalgia delle cose semplici ma fondamentali, il “Grande Sogno” di una pacificazione universale e il potere della fede (“Amore è un atto di fede”) che permette di “emigrare al di là del visibile” e dà la certezza di una realtà che non delude.
L’intervento conclusivo è stata la testimonianza di Padre Cristiano Cavedon dell’Ordine dei Servi di Maria, amico di Turoldo.
Egli ha parlato del frate come uomo, contestualizzando le osservazioni sul suo pensiero e contribuendo a dare spessore all’aspetto “umano”, “quotidiano” dello scrittore.
Ha raccontato la grande generosità di un uomo che sosteneva le iniziative dei confratelli e dava accoglienza a laici e religiosi; la personalità spiccata che lo rendeva “scomodo” perché ovunque andasse faceva sentire la sua voce, inserendosi anche in discorsi politici e ideologici; l’umanità che lo portava a condividere giornate coi contadini e a trarre ispirazione dai loro canti per comporre i suoi Salmi; l’emozione che infondeva sempre nelle sue prediche allo scopo di coinvolgere l’uditorio.
Particolarmente interessante è stato il racconto della genesi “comunitaria” dei suoi scritti che venivano letti ai confratelli e da essi commentati, scatenando un dibattito che permetteva all’autore di rielaborare -e a volte rivedere del tutto- le sue opinioni.
L’animazione delle pause della discussione attraverso l’intermezzo musicale della violinista Margherita Busetto che eseguiva sonate di J. S. Bach, ha reso ancora più piacevole l’incontro dedicato a una figura dagli aspetti plurimi il cui pensiero è vivo ancor’oggi.
Sabato 27 maggio 2006
ore 16
Sala parrocchiale in S.Elena






