Roberto Vecchioni incontra il pubblico della Fnac di Verona in occasione della tournée promozionale di Rotary Club of Malindi, il cd uscito lo scorso 6 febbraio. Tra critica storica e polemiche dell’ultima ora, l’incontro con uno dei più prolifici cantautori italiani.
“Sono un occidentale con un sacco di manie occidentali. Come tutte le persone sensibili, sono stato soggetto ad una crisi. Questo è avvenuto un anno e mezzo fa. Quindi ho tagliato con la mia città (Milano) e sono partito per il Kenya, assieme ai miei figli, con lo scopo di cercare l’opposto, il diverso. E l’ho trovato.”
Queste sono le parole che il noto artista milanese usa per descrivere la genesi della sua ultima fatica discografica: si tratta del classico tema del viaggio come cura alle sofferenze del quotidiano, un’occasione per riscoprire il gusto delle cose semplici ed essenziali. Fino al momento in cui l’esperienza diventa fonte di nuova vitalità, umana ed artistica: “Questa esperienza mi ha riappacificato con me stesso. Un giorno ho visto quella fermata d’autobus – quella che sta sulla copertina del disco – che è una contraddizione vivente di termini: persone conciate male alla fermata, con sopra questa scritta molto ‘occidentale’. Da lontano sembrava che quella fosse la sede del loro Rotary, e mi sono immaginato di invertire la situazione in modo un po’ sarcastico: i neri inventano un Rotary per salvare i bianchi dalla depressione, riconoscenti di essere stati capiti, valorizzati, rispettati.”
Questa l’idea generale da cui è partita l’ispirazione per l’album. Al suo fianco, come per il precedente Il lanciatore di coltelli, il grande Mauro Pagani, musicista, produttore e titolare degli importanti studi Next Officine Meccaniche, dove sono stati registrati molti degli album più importanti della canzone italiana degli ultimi anni (Elisa, Morgan, Negramaro, Pacifico, Capossela…). “Mauro l’ho scelto per la grande amicizia che ci lega, ma anche perché avevo bisogno di un uomo intelligente, colto, ma soprattutto d’istinto, che capisse al volo le cose di cui avevo bisogno. Che fosse in grado di parlare per un’ora di qualsiasi cosa, a pranzo o a cena, che non fosse sempre e soltanto la musica. E poi è stato lui ad aiutarmi, insieme all’Africa, a ridarmi la forza di incidere un disco.”
A questo punto Vecchioni si lancia nella descrizione di ogni singola canzone del suo ultimo cd, soffermandosi su particolari autobiografici – E invece non finisce mai, ispirata alla moglie e Dimentica una cosa al giorno, dedicata alla madre scomparsa di recente – e aneddoti legati alla nascita di una canzone (“Il libraio di Selinunte è una storia piccola piccola, pensata d’inverno mentre ero tutto preso dalle mie paturnie.”). Ovviamente, si arriva a parlare anche della controversa Marika, canzone contestata recentemente da più parti e fonte di notevoli preoccupazioni per il cantautore, che ha scelto di non proporla – per il momento – ai suoi concerti. “Marika è una canzone che dovevo fare per sfida, ed è una canzone estrema, perché Marika è una donna estrema. È una donna combattuta tra la fede cieca nella patria e l’amore per la sua famiglia. Non si capisce cosa sia più importante per lei, ed è giusto che ci sia questa ambiguità. Poi è arrivato l’11 marzo (la strage di Madrid, nda).” Vecchioni si ferma per qualche secondo a riflettere, poi riprende: “Io sono ancora convinto che un artista abbia il diritto di scrivere tutto quello che si sente. Io avevo il diritto di scrivere quella canzone, però mi sono accorto che anche gli altri hanno il diritto di non ascoltarmi. Se il dolore di questa gente è più forte di qualsiasi cosa, io penso di non avere il diritto di dar loro questo dolore.” Più semplicemente, si può dire che il Professore abbia preferito evitare le discussioni, rimandando l’esecuzione della canzone a tempi più felici. Anche perché, è giusto sottolinearlo, il battibecco con la comunità ebraica di Milano è stato ingigantito (se non strumentalizzato) da una parte della stampa, che ha boicottato in modo eclatante i suoi concerti: “I concerti di Milano e Roma sono stati entusiasmanti, sia per me che per il pubblico. Ma il giorno dopo la stampa ha avuto solo commenti sprezzanti: a Milano hanno scritto ‘Vecchioni contestato’ – che non era vero, perché i ragazzi ebrei che sono venuti a distribuire i volantini nell’atrio dello Smeraldo sono stati civilissimi.” Secondo Vecchioni, l’attività politica della moglie Daria Colombo (fervente ‘girotondina’, nda) e il fatto di essere socio di Clear Channel (nota multinazionale delle comunicazioni), sono i veri motivi dell’opposizione della stampa nei suoi confronti (dire ‘opposizione’ è un eufemismo: se volete farvene un’idea, andatevi a leggere qualche commento ‘al vetriolo’ sul sito www.macchianera.it). La domanda che nasce a questo punto è: quanto incide la politica nella visibilità di un artista? È dunque necessario schierarsi politicamente per ricevere le attenzioni della stampa o l’arte, quando è grande, supera le simpatie di partito?
A questa domanda, nel caso di Vecchioni, non siamo in grado di rispondere: dalle recensioni apparse sui giornali non si riesce a capire se questo ultimo lavoro del cantautore sia, alla fine, bello o brutto. Se fosse bello, la stampa sarebbe profondamente ingiusta; se fosse brutto, dovrebbe argomentarlo con ragioni estetiche, non politiche.
Ai veri appassionati di musica l’ardua sentenza.
Sito ufficiale dell’artista: www.vecchioni.it
Discografia essenziale:
Parabola (Ducale, 1971)
Saldi di fine stagione (Ducale, 1972)
L’uomo che si gioca il cielo a dadi (Ducale, 1973)
Il re non si diverte (Ducale, 1973)
Ipertensione (Philips, 1975)
Elisir (Philips, 1976)
Samarcanda (Philips, 1977)
Calabuig Stranamore e altri incidenti (Philips, 1978)
Robinson (Ciao, 1979)
Montecristo (Philips, 1980)
Hollywood Hollywood (CGD, 1982)
Il grande sogno (CGD, 1984)
Bei tempi (CGD, 1985)
Ippopotami (CGD, 1986)
Milady (CGD, 1989)
Per amore mio (EMI, 1991)
Blumun (CGD, 1993)
Il cielo capovolto (EMI, 1995)
El bandolero stanco (EMI, 1997)
Sogna ragazzo sogna (CGD, 1999)
Il lanciatore di coltelli (EMI, 2002)
Rotary Club of Malindi (Columbia/Sony, 2004)







