“Tarda Estate” di Marco De Angelis e Antonio di Trapani

Noodles all'italiana

Venezia 67. Controcampo Italiano
La fascinazione per i film orientali, giapponesi cinesi e coreani in primis, è molto popolare. Da quando Kim Ki-Duk e Wong Kar-Wai hanno sdoganato il genere offrendoli ad un vasto pubblico, il consenso non si è fatto, giustamente, attendere. I loro film hanno un’aura inimitabile. Appunto, inimitabile. “Tarda estate” di Marco De Angelis e Antonio Di Trapani cerca di rievocare la poesia dei maestri orientali, offrendo inquadrature, dialoghi (forse sarebbe meglio dire silenzi) e sequenze tipiche di quel cinema. Tuttavia con dubbio successo.

Il film è la storia di Kenji, giornalista giapponese che vive in Italia da molti anni. Il redattore del suo giornale gli affida un reportage sul Giappone offrendogli così la possibilità di tornare nella sua terra, di cui vagamente ricorda anche solo il rumore del mare. L’incontro con la madre, a Tokyo, gli rievoca la memoria della donna amata, Noriko, che ha atteso invano il suo ritorno. Da qui in poi il film perde la linearità col passato e si addensa di ricordi. Giunto a Kyoto incontrerà una ragazza di sedici anni con cui stringerà subito amicizia, e che gli ridarà forse, un po’ di speranza. Quella speranza che la distanza dalla donna amata sembrava avere affievolito per sempre.

La storia narrata sembra appartenere di diritto alla costellazione del cinema orientale. Amori difficili. Distanze incolmabili. Momenti struggenti. Sentimenti sinceri. Tuttavia questa appare come l’unica nota intonata nell’armonia descritta dal film. Lo scimmiottamento di quel cinema a volte arriva al limite dell’assurdo. Dalla stridente giustapposizione di contesti giapponesi e romani, al ritmo lento, ai continui silenzi animati solo dal rumore della pioggia. Tutto sembra echeggiare quello stile. I (pochi) dialoghi spasmodicamente cercano di apparire come reali, veri, a tal punto da risultare spesso veramente noiosi. Quando, invece, sono studiati finiscono per essere quasi artefatti. Anche il titolo, in italiano quando il film è girato quasi esclusivamente in Giapponese, sembra fare il verso ad un famoso e bellissimo film di Kim Ki-Duk a cui il duo di registi evidentemente si ispira.

Questo lungometraggio è in ogni caso un esperimento interessante. Nessuno prima dei due giovani registi romani aveva provato a riprodurre fuori dal contesto orientale lo stile del cinema del Sol Levante. Tuttavia non sembra riuscito pienamente. Purtroppo non è sufficiente assumere un cast giapponese e imitarne lo stile per poter riprodurre la poesia, la magia e la dolcezza del cinema orientale, tutte frutto più di una cultura che di una tecnica.

Titolo originale: Tarda estate
Nazione: Italia
Anno: 2010
Genere: Drammatico
Durata: 85′
Regia: Antonio Di Trapani, Marco De Angelis

Cast: Hal Yamanouchi, Chiaki Oshima, Yuki Iwasaki, Junko Hasegawa, Chikako Yamanouchi, Mitsuko Yamanouchi, Nobuhiro Tanikado, Masato Mitani, Ai Emizu, Virgilio Fantuzzi, Nobuko Kitayama, Hiroyuki Harada, Kumi Nagao, Naota Hioki, Wataru Okabe, Mario Teruggi, Fumiko Ito, Marco Dell’Armi, Silvana Flamini
Produzione: Gianluca Arcopinto, Emanuele Nespeca, Di.Co.Spe. – Univ. Roma Tre
Distribuzione:

Data di uscita: Venezia 2010