“The Killer Inside Me” di Michael Winterbottom

Vita segreta di uno sceriffo americano

È una giornata come le altre per Lou Ford, vice sceriffo di una piccola cittadina del Texas degli anni 50. Il dovere porta l’uomo – pacifico, rispettato e apparentemente noioso pilastro della comunità – ai margini della città, per dare il benservito alla prostituta Joyce: nella bigotta e perbenista provincia americana non c’è spazio per il meretricio.

Ma Joyce, splendido e appetibile frutto del peccato, risveglia qualcosa in Lou, che si ritrova a preferire le gioie dell’amore carnale al dovere di paladino dei valori morali della comunità. Inizia così un’appassionata relazione sessuale, nemmeno vagamente intralciata dal fatto che Lou sia da tempo fidanzato con la dolce maestrina Amy. I due amanti arrivano persino a pianificare un complicato ricatto ai danni del figlio credulone dell’uomo più ricco della zona, per poi fuggire insieme con i soldi raccolti. L’abisso si spalanca sotto i piedi del vice sceriffo: per difendere il suo buon nome (e la sua libertà) lascia posto a una personalità nascosta da tempo, efferata, senza scrupoli e pronta a tutto, anche a macchiarsi di crimini indicibili.

Da tempo immemore Hollywood cercava di dare vita al romanzo del 1952 di Jim Thompson. Ma i contenuti estremi (di estrema violenza, fisica e psicologica) – che, come sempre, hanno più peso sulle coscienze americane rispetto ai taglienti e sottocutanei elementi di critica sociale (al bigottismo, al buonismo, al finto perbenismo): beati siano gli sciocchi – hanno costantemente spaventato le produzioni o i singoli registi che si sono via via approcciati al testo. Si è dovuto aspettare il prolificuo e ubiquo inglese Michael Winterbottom per dare finalmente vita audiovisiva all’omonimo noir, uno dei più potenti e controversi romanzi di genere del novecento americano.

Nei panni del vice sceriffo Lou Ford troviamo Casey Affleck, forse l’unico attore (grazie anche alla sua peculiare, ultraterrena voce efebica) in grado di trasmettere l’ambiguità, la dicotomia straniante del protagonista che – perfettamente conscio di combattere contro quella che lui stesso definisce “malattia”, un’indole (una seconda personalità) che trova sfogo nel sadismo e nella violenza – inquieta e fà macerare lo spettatore in una costante sensazione di instabilità. Al suo fianco, nei panni delle donne della sua vita, Jessica Alba interpreta Joyce (nel conclamato tentativo di costruirsi una nuova reputazione da attrice d’essai), mentre la sorprendente (e imbolsita) Kate Hudson è Amy.

Presentato allo scorso Sundance (dove ha ricevuto qualche contestazione durante la proiezione ufficiale), The Killer Inside Me è certamente un film dai toni forti. La machiavellica e sadica follia di Lou, tutta rivolta alla protezione di una normalità e di una rispettabilità sociale che ha faticato a costruirsi nel corsi degli anni, sfocia in atti di violenza cruda e, volendo, scorretta (seppur non gratuita). La messa in scena patinata (e un poco distaccata) si lascia certamente ammirare, così come non possono che venire apprezzate le interpretazioni di Casey Affleck e Kate Hudson. Allo stesso tempo, però, pesano sul risultato finale alcuni inciampi di sceneggiatura che rendono macchinosa e faticosa (a tratti confusa) la narrazione e, soprattutto, un approccio registico freddo, che – nonostante la presenza di almeno un paio di scene di grande potenza – si ferma nel limbo dell’ignavia, senza il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo e pestare con incoscienza sull’acceleratore.

Regia: Michael Winterbottom
Sceneggiatura: John Curran, tratta dall’omonimo romanzo di Jim Thompson
Cast: Casey Affleck, Jessica Alba, Kate Hudson, Bill Pullman
Musica: Melissa Parmenter
Fotografia: Marcel Zyskind
Montaggio: Mags Arnold
Durata: 109 minutes
Nazione: Usa