“The Last Stand – L’Ultima Sfida” di Jee-woon Kim

Un paese per vecchi

In un momento storico in cui la terza età smette di essere un tabù, film come Amour di Haneke o Quartet di Dustin Hoffman salgono alla ribalta mettendo in scena quell’universo fino ad ora celato dalla paura e dal pudore, con l’idea che, forse, raccontandolo, smetta di terrorizzare. Che in questo periodo della vita la dignità umana inizi per certi versi a vacillare è un dato di fatto inevitabile per qualunque individuo, ma questi film permettono di pensare che la vita di un anziano, negli ultimi decenni incredibilmente prolungata, possa ancora riservare quel surplus estremo di vitalità dato dalla meraviglia.

La scelta compiuta da attori immortali come Jack Nicholson, Jean-Louis Trintignant, Robert De Niro o Dustin Hoffman di accettare la loro mortalità recitando ruoli che si addicono alla loro anziana età, è un modo meraviglioso per avvicinarli al pubblico e per ribaltare quel clichè cinematografico dove l’eroe muore giovane di fronte allo sguardo frustrato dello spettatore che sogna di imitarne le gesta: oggi è l’attore che, accettando la sua appartenenza all’umanità mortale, s’identifica nella vita dell’uomo comune e ne emula lo sforzo grandioso di invecchiare con dignità.

Certo parlare di attori a tutto tondo come quelli citati, è facile. Ma se il discorso cade su attori che hanno costruito la loro carriera sulla virilità e sulla forza fisica, il discorso si può risolvere soltanto in un modo: con l’autoironia.
Quando profonde rughe da sessantenne solcano il viso di uno come Arnold Schwarzenegger o Sylvester Stallone, gli sguardi spietati che questo lancia prima di compiere una carneficina non impressionano più e rischiano al contrario di far cadere in una patetica commozione: non c’è magia chirurgica che si possa compiere, proprio come non esiste miracolo digitale che cancelli quella protuberanza poco estetica al posto dell’addome scolpito al quale ci avevano abituato. Ma Schwartzenegger sembra esserne pienamente consapevole e a quello che sa fare meglio (distruggere, sparare, picchiare e uccidere) aggiunge qualcos’altro, qualcosa che va al di là della semplice fiction cinematografica: la meravigliosa vitalità della resistenza. Estrae quell’arma, più potente di qualsiasi altra che nella sua decennale esperienza abbia mai impugnato, e spara sul pubblico tutta la sua autoironia per sopravvivere liberandosi da quell’aura d’immortalità che paradossalmente ne sarebbe stata la condanna a morte (artistica, s’intende).

Così in The Last Stand – L’ultima sfida Arnold Schwarzenegger si presenta sotto le vesti di un anziano sceriffo di una cittadina nella provincia sperduta del Texas al confine con il Messico. Nel suo passato c’è una sanguinosa esperienza in prima linea a Los Angeles che lo ha costretto a scegliere di andare a svernare lontano dai traffici internazionali delle grandi città, ma proprio nel luogo di quiete perfetta arriva l’occasione per un sano ritorno all’azione: il criminale più spietato della Storia, dopo Pablo Escobar, sfugge all’FBI durante un trasferimento carcerario e con un ostaggio si lancia a 340 chilometri orari sulla sua spider verso il confine. Il narcotrafficante ha programmato tutto nei dettagli, ignorando il fatto che la rocambolesca fuga dagli Stati Uniti dovrà avvenire esattamente nella città dove il vecchio sceriffo ha giurisdizione e che questo, con un manipolo di agenti di provincia coraggiosi ma piuttosto sgangherati, sta preparando un vero e proprio campo di battaglia per fermarlo.

Nonostante la presenza di un grandissimo attore come Forest Whitaker, The Last Stand non si sposta mai dalla rappresentazione divistica di Arnold Schwarzenegger. Così l’ottima scelta di un cast variegato, con personaggi comici come quello interpretato dall’attore demenziale Johnny Knoxville o sensuali come la bella Jaimie Alexander, passa totalmente in secondo piano.
Ma d’altronde il ritorno eclatante di un simile attore sul grande schermo non può che oscurare qualsiasi condimento cinematografico o narrativo. Non c’è bisogno di una grande dose di sensualità se l’adrenalina di sparatorie e fughe estreme si concentra in una figura tale da inghiottire tutta l’attenzione dello spettatore. E nemmeno la spalla comica ha più motivo di fiancheggiare la serietà di quella stessa figura se quest’ultima è stata perfettamente combinata dalla sceneggiatura con una miscela di autoironia pronta a sdrammatizzare un personaggio che altrimenti apparirebbe ridicolo.

La scena finale, il duello a mani nude tra il “Grande Vecchio” Arnold e il giovane, aitante e insolente criminale, riassume un po’ tutto: Schwarzenegger si sfila il cinturone liberando una pancia tesa come quella di chi stia trattenendo il respiro di fronte a una macchina fotografica e al tempo stesso dimostra ancora una forza bruta capace di fermare a mani nude il più pericoloso criminale in circolazione.
E in tutta questa commovente mortalità, in questo bagno nell’acqua putrida della vecchiaia, forse traspare anche un brevissimo ricordo d’immortalità, come un singulto finale, nel momento in cui ci sembra che l’evaso pecchi di hybris, di tracotanza, nello sfidare in un corpo a corpo nientepopodimeno che Arnold Schwarzenegger. Forse i fratelli Cohen si sbagliavano, forse non hanno fatto i conti con lui e così anche loro, in qualche modo, sono scivolati sullo stesso errore compiuto dal giovane criminale in fuga: questo è ancora, e oggi più che mai, un paese per vecchi.

Titolo originale: The Last Stand
Nazione: U.S.A.
Anno: 2013
Genere: Azione, Thriller
Durata: 107′
Regia: Jee-woon Kim
Sito ufficiale: www.thelaststandfilm.com
Cast: Arnold Schwarzenegger, Rodrigo Santoro, Jaimie Alexander, Forest Whitaker, Genesis Rodriguez, Johnny Knoxville
Produzione: Di Bonaventura Pictures
Distribuzione: Universal Pictures Italia, Filmauro
Data di uscita: 31 Gennaio 2013 (cinema)