Orizzonti – Film d’Apertura
The President racconta un viaggio di fuga e di scoperta di un ex dittatore, costretto dalla rivoluzione ad abbandonare il palazzo e le sue sicurezze e a percorrere il paese sotto mentite spoglie, per salvare non solo la sua vita ma anche quella del nipotino. Si troverà quindi a vedere con i propri occhi tutto l’odio accumulato dal suo popolo nei vent’anni di tirannia e a interagire, nel bene e nel male, con le persone che per colpa sua hanno perduto amici e sorelle, figli e mogli.
Il viaggio, come spesso accade, muta le persone e i sentimenti, e così succede anche al Presidente (Misha Gomiashvili) costretto a vedere le sofferenze inflitte alla sua nazione, e alla sua gente, attraverso gli occhi innocenti del nipotino (Dachi Orvelasshvili), ancora ignaro di cosa voglia dire terrorismo, tortura, o anche semplicemente morte, e che ostinatamente chiede spiegazioni al nonno nel tentativo di capire il perchè di quella recita che li vede diventare alternativamente pastori, musici di strada, ex carcerati e spaventapasseri. Qualunque cosa pur di sopravvivere.
Certo non è una vista piacevole quella che si presenta davanti agli occhi dell’ormai ex Presidente: l’anarchia in cui si trova la nazione una volta liberatasi dal suo giogo militare riduce tutti gli uomini a bestie, a riprova che homo homini lupus, e non ci sono legami o morali che tengano. Costretto ad assistere a stupri e omicidi, immerso nella violenza come mai prima di allora, il Presidente cerca di preservare, oltre alla vita, anche l’innocenza del bambino, non ancora corrotto dal potere e quasi simbolo di una possibile rinascita.
La contrapposizione tra i due personaggi è particolarmente riuscita anche per l’intrinseca simpatia di Dachi, e permette alcuni momenti di levità in un’opera altrimenti cupa, seppur di ampio respiro. Forse anche un po’ troppo ampio: per esemplificare al meglio le degenerazioni della dittatura, per non lasciare alcun dubbio su tutto il male commesso in nome del beneamatissimo Presidente, viene proposta una serie infinita di personaggi e situazioni che in qualche modo annacqua la condanna e fa subentrare un senso quasi di assuefazione.
Mentre invece Makhmalbaf vuole dichiaratamente condannare tutte le dittature, quelle del passato, quelle presenti e quelle che verranno: perché se c’è qualcosa di certo è che il cerchio della violenza tirannica non può essere spezzato con la violenza delle insurrezioni. Lo stesso Makhmalbaf, uno tra i molti registi iraniani costretto a scegliere l’esilio per continuare a girare film, dichiara che per riuscire a cambiare le cose è necessario educare le persone alla cultura della pace, una via mille volte più difficile da percorrere che non quella della violenza. Nel film, è soltanto un ex carcerato a farsi portavoce della non-violenza e a invocare giustizia, non vendetta, nei confronti del presidente. Il finale ci lascia – quasi – liberi di credere che per una volta quella voce sia stata ascoltata.
Titolo originale: The President
Nazione: Georgia, Francia, Regno Unito, Germania
Anno: 2014
Durata: 115′
Regia: Moshen Makhmalbaf
Cast: Misha Gomiashvilli, Daachi Orvelashvili
Produzione: 20 Steps Production, Makhmalbaf Fillm House Production, President Fame







