MILANO – E’ stato da poco presentato alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano il nuovo album di Ludovico Einaudi, prodotto dalla Universal Music: “The Royal Albert Hall Concert”.
Il cd, attualmente in vendita, contiene l’esclusivo live di Einaudi presso la Royal Albert Hall di Londra, tenutosi lo scorso 2 marzo. La performance è proposta in una doppia versione: quella Standard contiene due cd, la Deluxe aggiunge ad essi il dvd della serata (primo dvd live realizzato da Ludovico Einaudi nel corso della sua carriera).
“L’idea di registrare questo album è nata durante la tournée di Nightbook, che nella sua ampiezza ha visto ottanta date tra Europa e America, tutte molto seguite dal pubblico – ha raccontato Einaudi alla Feltrinelli di Milano – Ogni concerto è stato diverso dall’altro, perché suonando dal vivo, in situazioni così emozionanti, si sviluppano sempre arrangiamenti nuovi e variazioni di brani interessanti. Per tutta la tournée non ho fatto altro che sognarmi la tappa alla Royal Albert Hall, trattandosi di un luogo leggendario per ogni musicista. E così alla fine ho preso la decisione di registrare proprio quel concerto dal vivo, in un doppio album”.
Come è andato alla fine il concerto alla Royal Albert?
L.E.: Molto bene, altrimenti non sarei qui a presentare questo disco (ride). Soprattutto se considera che nel pomeriggio ho fatto sia le prove per il concerto sia quelle per il dvd, dalle 14.30 fino alle 18. Alle 19.30 ero di nuovo sul palco davanti a 5.000 persone. Mi sono solo concesso il lusso di un’insegnante privata di yoga in quella mezzoretta di pausa.
Che cosa ricorda oggi con più emozione di quel giorno?
L.E.: Il suono dell’applauso a fine concerto: di una bellezza, intensità e calore unici.
Lei gira tutto il mondo facendo concerti. C’è differenza tra pubblici di varie Nazioni, ad esempio tra gli Italiani e gli Inglesi?
L.E.: Sì, ce n’è molta. Entrambi sono appassionati e partecipativi, tuttavia gli inglesi arrivano ai concerti più preparati musicalmente e sono molto attenti alla tecnica, pignoli. Con loro non puoi sbagliare. Lo capisco soprattutto dal fatto che a fine concerto almeno la metà dei fan viene a farsi firmare lo spartito. In Italia solo pochissimi si portano dietro lo spartito, a causa di una cattiva educazione alla musica che parte dalla scuola, ma ciò nulla toglie alla calorosità del pubblico italiano, specialmente scendendo verso il Sud, dove la partecipazione diventa molto potente
The Royal Albert Hall Concert contiene venti pezzi. Come sceglie la scaletta di un concerto e quanto essa varia all’ultimo minuto?
L.E.: A me piace molto improvvisare e scegliere anche sul momento l’ordine dei pezzi, ma questo posso farlo solo se suono da solo. Se invece c’è un’orchestra, o comunque sono coinvolti altri musicisti, devo attenermi a un programma deciso prima insieme, per non prenderli alla sprovvista. In genere cerco sempre di alternare i lenti ai veloci, collocando i pezzi forti in punti chiave della serata.
Quanto il luogo dove suona influenza la Sua musica?
L.E.: Moltissimo. Amo suonare in spazi nuovi o insoliti, fuori dai teatri, perché mi ispirano esperimenti musicali interessanti. E’ accaduto ad esempio all’Hangar Bicocca di Milano, un luogo che considero magico e mitico. Anche gli spazi estivi allestiti dentro a siti archeologici alimentano parecchio la mia creatività.
Cos’altro La accende e La ispira?
L.E.: Cerco di trovare le mie fonti di ispirazione viaggiando e restando in movimento, non certo seduto al pianoforte dentro uno studio. I libri, le opere d’arte, la fotografia, gli incontri che si fanno durante i viaggi: sono tutte fonti di ispirazione.
Qual è secondo Lei il segreto del Suo successo planetario?
L.E.: Non saprei dirlo e anzi, mi imbarazza non poco pensare a quante orecchie là fuori stanno ad ascoltare la mia musica. Io cerco solo di essere in continua trasformazione e di esprimere attraverso il pianoforte le emozioni che ho dentro. Infatti credo di essere molto più bravo a parlare per mezzo della musica, piuttosto che con le parole.
Dalle Sue melodie traspare spesso della malinconia. E’ così? Lei è un malinconico?
L.E.: Lei come mi vede? (Ridendo). A parte gli scherzi no, non sono né un malinconico né un nostalgico, anzi mi danno noia le persone nostalgiche. Cerco solo di inserire nella musica una mancanza, o comunque quel qualcosa in più che quando non trovo negli altri pianisti mi fa venire voglia di andarne alla ricerca personalmente.
Il Suo pianista preferito?
L.E.: Glenn Gould, perché era uno che non si accontentava mai, alla ricerca fino alla follia.
Progetti futuri?
L.E.: Sono in partenza per l’America, dove rimarrò dall’8 al 15 ottobre. Dopo di che inizierò una lunga tournée in Inghilterra e in altre città d’Europa. In Italia sarò il 18 novembre all’Hangar Bicocca”.
Tracklist:
CD 1
01. The Planets
02. Lady Labyrinth
03. Nightbook
04. In Principio
05. Indaco
06. Bye Bye Mon Amour
07. The Crane Dance
08. The Tower
CD 2
01. Berlin Song
02. Tu Sei
03. Melodia Africana I
04. I due Fiumi
05. In un’altra vita
06. Stella del Mattino
07. I Giorni
08. Primavera
09. Divenire
10. Nightbook
11. Eros
12. La nascita delle cose segrete





