“The end” di Babilonia Teatri

Si muore tra tre minuti. Chi è pronto?

Innanzitutto uno sfogo. Contro i luoghi comuni, le formule lise, le ipocrite frasi di circostanza, le false speranze; contro il rinviare, lo svicolare, il rimandare, il non-pensare, lo sdrammatizzare; in un verso o nell’altro comunque inadeguati, impacciati, terrorizzati: abbiamo imparato benissimo come prolungare la nostra vita ma non ci ricordiamo più come si fa a morire.

L’argomento è questo; liberi pensieri in forma di monologo sulla morte oggi. Non c’è una ricetta, ovviamente, neppure un decalogo, né un manuale per imparare a morire senza soffrire in dieci semplici punti, ma due tre idee su quale sia il loro trapasso ideale i Babilonia sembrano averle (allo spettatore disponibile, aperto e preparato alle novità del teatro di sperimentazione, viene consegnata all’ingresso una pistolina di plastica: qualcosa di più di un innocente souvenir).
Nessuna ricetta e si diceva dello sfogo, controllato, contenuto e smorzato da ironia e sarcasmo all’inizio, ma poi veemente e furioso, eppure lucido nell’individuare ogni deformazione della società occidentale incapace di trovare una strada percorribile per affrontare la morte, ciononostante sempre più ossessionata e condizionata da essa. Tingerci i capelli ipotizziamo possa essere un’idea come un’altra per risolvere il nostro personale problema; ma tanti altri sono gli atteggiamenti quotidiani che hanno come causa nient’altro che questo silenzioso terrore latente.

Bene, conclusa la sfuriata e fatta tabula rasa si ricomincia da quel che resta. Eliminato il superfluo rimane l’essenziale: silenzio, quiete e solenne intimità, come un presepe: questa è la morte immaginata dalla protagonista (unica) dello spettacolo, una donna vestita d’argento. D’argento lei come dorati gli uomini nudi di ricci/forte nella scena finale di Grimmless; due immagini simili: uomini che, superata la tempesta, sono pronti, preparati a camminare da soli, quasi divini, un bel segno, sembrerebbe di poter dire.
Lo stile è quello che contraddistingue la compagnia, il suo marchio di fabbrica: parole veloci, pensieri che si generano uno con l’altro a volte dando vita a un libero flusso di coscienza, associazioni mentali arbitrarie, il dialetto e l’italiano si fondono, le immagini che producono sono choc che fulminano le coscienze, tanto c’è nelle parole vomitate dalla donna d’argento, sarcasmo, disperazione, amore, paura.

E quindi se dobbiamo morire, se stiamo per morire (come esseri viventi, come società o come cultura), ma anche se non è così, reimpariamo a farlo con la stessa naturalezza e istintualità con la quale siamo venuti al mondo. Potrebbe sempre servire.

THE END
di e con Babilonia Teatri e con Chiara Bersani, Fabio Cherstich, Anna Coppola, Anna Estdahl, Maria Teresa Guzzo, Adriano Mainolfi, Eleonora Massa, Lucia Paolozzi, Alessio Piazza, Giuseppe Sangiorgi
durata 50′
www.operaestate.it/bmotion
www.nardini.it/garage-nardini.html