“The guard post” di Kong Su-Chang

Il posto di guardia 506 è uno dei tanti fortini che tappezzano il tortuoso confine fra le due Coree, occupato dalle truppe dell’esercito di Seoul. Per cinquant’anni il territorio liminare fra le due nazioni è stato lasciato a se stesso e al giorno d’oggi, agli occhi di tutti, appare come un luogo misterioso e spaventoso.

I soldati stanziati al posto di guardia, selezionati rigorosamente fra i più preparati, devono comunicare un bollettino ogni mezz’ora al quartier generale. In caso di mancato contatto il QG manderà immediati controlli. Così succede al 506, dove i soldati giunti in soccorso trovano un giovane insanguinato che brandisce un’ascia circondato di cadaveri. L’ispettore militare Noh è chiamato a investigare sull’accaduto; ha tempo solamente una notte per svelare il mistero prima che i vertici insabbino la scabrosa vicenda. Noh si circonda di pochi soldati e dà il via alle indagini. Subito la sua squadra scopre l’unico sopravvissuto della strage che si nascondeva al sicuro. Il reduce sembra molto turbato, per non dire terrorizzato, e decisamente poco restio a parlare; pretende di andarsene dalla base e raggiungere il quartier generale. Uno smottamento, causato dalla fitta e incessante pioggia, impedisce però gli spostamenti. Noh, nel frattempo, subodora qualcosa di sbagliato e scopre che il sopravvissuto è un impostore che nasconde un terribile segreto: gli occupanti della base sono stati contagiati da un virus letale, e sono stati sterminati da un commilitone che voleva scongiurare l’inevitabile epidemia. Ma una persona è riuscita a scamparla, rischiando ora di contagiare i soccoritori.

Da sempre la frontiera al confine con la Corea del Nord ha affascinato i cineasti sudcoreani. Fra gli ultimi a cimentarsi nell’argomento anche il talentuoso Park Chan-wook che ha ambientato uno dei suoi primi film, Join Security Area, proprio al confine. Prende al volo l’occasione Kong Su-chang, che in questa particolare zona geografica colloca gli eventi della sua seconda pellicola da regista, preceduta nel 2004 dall’acclamato e fruttuoso R-Point. Tra l’altro Kong, con questo The Guard Post, sembra voler ricalcare la struttura del suo film d’esordio, che risultati tanto fasti gli regalò, dirigendo un’altra pellicola d’ambientazione militare intinta in un’atmosfera horror. Per R-Point quest’assunto si traduceva in un film ambientato durante la guerra del Vietnam e caratterizzato da un’andatura lenta, misteriosa e minacciosa.

The Guard Post, al contrario, oltre a riportarci al presente, non lesina azione e sangue, sequenze rapsodiche e momenti puramente splatter. In ogni caso la tematica e l’atmosfera horror sembrano un poco passare in secondo piano a fronte di un potente e curato versate thriller. La storia procede a singhiozzo, concedendosi innumerevoli flashback relativi al primo diffondersi dell’epidemia; con un classico stratagemma alla Rashomon, i flashback si riveleranno per la maggior parte menzogneri poichè usciti dalla bocca dell’impostore sopravvissuto. Un interessante tema sviscerato nel film, che non prende le fila certamente da un soggetto molto originale, è quello della bestialità umana. Quelli che fino a pochi minuti prima erano commilitoni, in pratica fratelli, dal momento in cui vengono divisi fra sani e infetti immediatamente prendono le armi gli uni contro gli altri. Il film può piacere come no, ma di certo deluderà un po’ le aspettative dei roadie dell’horror, che troveranno relativamente poco pane per i loro esigenti denti. Avranno di fronte, però, un buon film, decentemente scritto (pur con più d’una discesa nel banale) e ottimamente girato, montato e fotografato. Da ricordare la splendida sequenza, girata in un’unica lunga e ampia inquadratura, del pestaggio nell’infermeria.

Regia:
KONG Su-chang
Anno:
2008
Durata:
112′
Stato:
Korea

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