martedì, Luglio 14, 2026
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Titino Carraro in “Manuale d’attore”

Lo spettacolo della notte di Capodanno al Teatro Da Ponte di Vittorio Veneto

Un brindisi per Capodanno all’insegna del teatro della tradizione, quello che è stato proposto quest’anno dagli Amici del Castrum di Vittorio Veneto, nel consueto appuntamento del 31 dicembre al teatro Da Ponte.

Il monologo appassionato e colto di Titino Carrara ha accompagnato gli spettatori fino alla mezzanotte , attraverso il racconto autobiografico della propria vita di uomo e di attore, nella conquista di un’identità e di un ruolo all’interno di una famiglia d’arte di antichissima tradizione.
“Figlio di Tommaso Carrara ed Argia Laurini, infatti, Titino appartiene ad una famiglia di teatranti, secondo tradizione, nomadi da dieci generazioni. Debutta a dieci anni e prosegue la sua attività al seguito del Carro dei Tespi della famiglia, spostandosi in tutto il Nord Italia, fino al 1965, quando i Carrara si fermano a Valdagno (Vicenza)…”

L’attore riempie il palcoscenico con una galleria di personaggi che altro non sono che il nonno e tutti gli altri parenti che vivono sul palcoscenico come nella loro casa, in cui il piccolo Titino apprende l’arte del teatro come si impara a camminare o parlare, con la naturalezza e l’esperienza che solo il teatro di strada, che è un “Laboratorio permanente”, forse può offrire.
Ed ecco allora che sfilano davanti a noi il nonno Amedeo, che su un letto di ospedale, in punto di morte , sollecitato dal nipote recita la Tosca,, e riprende e vita, “miracolato” dal teatro che gli restituisce fiato e passione, quasi in cambio di quella che lui ha dedicato al palcoscenico; oppure la mamma ,Argia, anch’essa attrice, che sa sorprendere il pubblico, con un Pantalone credibilissimo, che mai si poteva immaginare con le voce e movenza di donna. O ancora i racconti della sera della nonna triestina, che naturalmente altro non sono, ogni volta, che la trama di uno delle varie commedie che si vanno rappresentando. Ma tanti altri sono i personaggi e gli episodi che Titino Carrara sa animare con energia vulcanica, voce cangiante, citando i tanti e tanti titoli e personaggi delle commedie molte volte rappresentate sui palcoscenici di tutto il mondo.

E il racconto si snoda veloce e ben ritmato, accompagnato dalle musiche evocative di Michele Moi, sembra di assistere ad uno spettacolo nello spettacolo quando l’attore impersona i vari ruoli, spostandosi disinvolto e restituendoci le sembianze e le avventure di tutti. In un filo che lega momenti di autentica poesia ad altri di leggiadra risata. C’è grande professionalità e conoscenza dell’ arte drammatica in tutto questo. Ma anche passione, o meglio ancora, come dice lui più volte…”anima” .
Titino Carrara parla del teatro dicendoci cos’è il teatro, più e più volte, servendosi anche di citazioni di vari autori ( Pasolini in “Cosa sono le nuvole?”)quasi non fosse abbastanza convincente farlo il teatro e farlo da soli, in un monologo lungo e articolato, che ci aiuta anche a capire come, da iniziale interprete della maschera di Arlecchino, la sua recitazione si sia evoluta fino a farne l’attore maturo e forgiato, che non ha più bisogno di una maschera per parlare della vita sopra un palcoscenico.