Torino 30. Festa Mobile
Gli esami di routine durante la visita militare rivelano che un ragazzo israeliano ha un gruppo sanguigno incompatibile con quello dei genitori. Più approfondite indagini fanno emergere che il giorno della nascita, in seguito alla confusione determinata dall’evacuazione dell’ospedale, vi fu uno scambio di neonati: il ragazzo è figlio di una coppia palestinese, che, a sua volta, ha cresciuto il vero figlio della coppia israeliana.
Per fare un buon film – si sa – non bastano le buone intenzioni. E per quanto si possa aderire al “messaggio” di pace e di risoluzione dei conflitti e all’auspicio di una maggiore capacità di comprensione reciproca tra israeliani e palestinesi, la realizzazione de Il figlio dell’altra ci ha lasciati profondamente insoddisfatti.
Il problema non è tanto nella “trovata” iniziale dello scambio di neonati, più volte usata e abusata (trattandosi di un film di una regista francese attiva soprattutto nell’ambito della commedia, si potrebbe citare La vita è un lungo fiume tranquillo di Étienne Chatiliez, agrodolce campione d’incassi di fine anni ’80). Il problema è che Lorraine Lévy non riesce a dare consistenza drammaturgica a questa trovata. Malgrado la sua formazione sia nel campo della commedia, la regista non punta sul lato comico (con equivoci e quiproquo), ma preferisce sviluppare quello sentimentale e lacrimevole. Non riesce però a costruire un vero intreccio (a parte una improvvisa, e sostanzialmente inutile, svolta drammatica nel finale e qualche trovata di dubbio gusto: che il destino dei due ragazzi – uno musicista, l’altro studente secchione – sia iscritto nei loro geni è qualcosa che, preso alla lettera, rema contro le tesi del film). E si limita, in buona sostanza, a porre i personaggi di fronte alla constatazione di una situazione inaspettata: i 90’ del film finiscono così per essere riempiti di “fiati sospesi, pause che vorrebbero essere pregnanti, atmosfere cariche di chissà che, cioè di nulla” – rubo questa descrizione da una recente cronaca teatrale di Franco Cordelli (“Corriere della sera”, 26/11/2012): trattava di tutt’altro (una messa in scena di Pirandello), ma si adatta perfettamente a Il figlio dell’altra.
Così, di fronte a questa sequela di sguardi intensi, abbracci e pianti, più che pensare al problema palestinese, ci venivano in mente, per assonanza formale, le proclamazioni dei vincitori o degli esclusi di un reality show, durante i quali le telecamere scrutano con enfasi insistita sguardi analogamente carichi “di chissà che, cioè di nulla”, a suggerire – in modi fortemente stereotipati – l’irripetibile importanza del momento.
LE FILS DE L’AUTRE (Il figlio dell’altra)
Regia: Lorraine Lévy
Interpreti: Emmanuelle Devos, Pascal Elbé, Jules Sitruk, Mehdi Dehbi
Nazione: Francia 2012
Durata: 90′






