“Tramonto” di Damiano Michieletto

Il tramonto esistenziale di un Superuomo

Renato Simoni rivive sulle scene del Teatro Goldoni di Venezia con la regia di Damiano Michieletto.

Il tramonto è l’inizio della fine, si dice solitamente. Una persona al tramonto si sta avviando alla conclusione della propria vita, naturale, ma anche sociale.
Al protagonista della commedia, il Conte Cesare, sindaco di un qualunque paesino veneto, sfugge di mano tutta la propria vita in un istante: una voce, una calunnia all’apparenza, incrina una rapporto, una situazione che credeva di controllare. E poi quella voce diventa una verità schiacciate, nota a tutto il paese ma non a lui, al sindaco abituato a controllare l’esistenza di ogni cittadino imponendosi con la forza. L’uomo che credeva di poter gestire ogni situazione, si schiaccia quando scopre che la moglie da vent’anni ha una vita alternativa, con un altro uomo. Il tradimento a cui non ha mai assistito lo divora ora dopo ora, fino al faccia a faccia con la moglie. L’ammissione della colpa e la sua giustificazione, come unica via di scampo alla tirannia coniugale, trasformano l’uomo sicuro in un nulla, abbandonato da tutti perchè il suo comportamento gli ha allontanato gli amici e gli affetti più cari. Non gli rimane che chiedere il conforto della madre, donna al tramonto, ma ossessionata dal proprio status sociale e dall’apparire sempre vincenti. Tra le braccia della madre, l’uomo invincibile caduto per aver aperto gli occhi su un mondo vero che non aveva mai visto, non trova alcun conforto, anzi, gli viene rinfacciata la sua stessa nascita. Dopo questo ennesimo dolore, senza una sicurezza nella vita, per Cesare c’è una sola soluzione, la più estrema e definitiva di tutte. Prima di uscire in giardino con una pistola nei pantaloni, lascia un testamento spirituale a nipote, cercando un’ultima riappacificazione.

Tramonto di Renato Simoni sembra ereditare la trafila di quel dramma borghese che da I tristi amore di Giuseppe Giacosa arriva a Giacinto Gallina, la cui Famegia del Santolo è senza dubbio il motivo ispiratore di questo testo. Un tradimento che non viene visto, ma di cui si pagano le conseguenze anni dopo risulta ancora più devastante quando si scopre che tutti sapevano e si comportavamo ipocriticamente.
Michieletto lavora sul testo di Simoni spingendo sul realismo, evidenziando i tratti più prossimi alla tradizione del teatro ibseniano – il chiaro riferimento al tempo che passa con un enorme orologio che giganteggia sullo sfondo – e alla tradizione italiana – le foglie possibile omaggio a Giacosa. Riducendo la scenografia a pochissimi elementi simbolici, ottiene un dramma attuale, che coglie appieno la realtà dei rapporti sociale di un tempo e di oggi, grazie anche ad un cast perfettamente calato nei ruoli.

Tramonto è la dimostrazione che quando si fa buon teatro, di alta qualità, anche un testo poco conosciuto e in dialetto, può squarciare il velo della realtà e toccare oggi come un secolo fa.

TRAMONTO di Renato Simoni
scene e costumi: Paolo Fantin – luci: Andrea Patron e Andrea Violato – regia: Damiano Michieletto
Con Giancarlo Previati, Dorotea Aslanidis, Nicoletta Maragno, Massimo Somaglino, Lino Spadaro, Pino Costalunga, Eleonora Bolla, Maria Grazia Plos, Michele Casarin, Andrea Pennacchi
durata dello spettacolo: 2 ore 30 min.