“Transsiberian” di Brad Anderson

Il peso della colpa

Panorama
Una coppia americana, Roy e Jessie, dopo un periodo speso a Pechino per fare del volontariato, decide di tornare a casa da Mosca, prendendo al volo l’occasione per raggiungere la capitale russa con la famosa linea ferroviaria della Transiberiana. I loro compagni di cabina sono una giovane coppia di viaggiatori; lui, Carlos, spagnolo, lei, Abby, americana.

Il rapporto fra le due coppie è subito molto buono. Jessie e Roy, tranquilli, pacati e, a dirla tutta, anche un po’ noiosi, trovano un perfetto contraltare in Carlos (Eduardo Noriega) ed Abby, giovani, avventurosi, irresponsabili e scapestrati. Fin troppo, dacchè i due sono coinvolti in un traffico di eroina che parte dal Giappone e termina a Mosca. Piano piano Jessie viene coinvolta da Carlos, invaghito della bella ragazza, nei suoi loschi traffici e in un’attrazione quasi morbosa. Jessie, la cui vita prima tormentata si è imborghesita dopo il matrimonio col tranquillo Roy, rischia di vedere la sua indole selvaggia risorgere. Quando poi si intromette nelle dinamiche già di per sé pericolose delle due coppie un detective della narcotici russa, la situazione rischia di farsi esplosiva.

Brad Anderson ritorna dietro la macchina da presa dopo aver diretto uno degli episodi della seconda stagione dei Masters of Horror, collezione di mini film di un’ora incentrati sull’horror ideata e prodotta da Mick Garris; (tra l’altro l’episodio di Anderson, Sounds Like, un horror teso e intimista, è probabilmente il migliore della suddetta seconda serie).
Per questo film Brad Anderson, anche regista del bel L’uomo Senza Sonno, il film che ha lanciato definitivamente sia il suo regista che Christian Bale, si confronta con un topos del cinema abbastanza importante, anche se un poco abbandonato negli ultimi anni, ovvero il treno. E quale linea ferroviaria, poi, può essere più evocativa della splendida Transiberiana, la ferrovia più lunga del mondo che, da Vladivostok o da Pechino, attraversa tutta la Russia fino a trovare il suo capolinea a Mosca.
Qui il regista americano ambienta interamente la sua pellicola; che dapprima si dipana sfruttando i meccanismi del thriller, senza molta azione, ma caratterizzato da una grande tensione e una grande ambiguità. Per l’ultima parte del film, la più debole, Anderson opta per un registro più da pellicola d’azione, molto adrenalinico e tipicamente americano.

Ciò che mantiene in ogni caso buono il livello dell’ultima parte del film, ciò che non la fa scadere nella banalità più trita, è tutto quello che il regista, qui anche sceneggiatore, ha costruito nella prima parte. Parliamo del pesante senso di colpa che affligge Jessie (interpretata da un’ottima Emily Mortimer), schiacciata dal peso delle conseguenze delle sue terribili azioni; conseguenze che investono materialmente anche Roy (nei cui panni se la cava egregiamente Woody Harrelson), compagno fedele e integerrimo pur vittima a volte del suo stolido ottimismo. Un film nel complesso buono, quindi, godibilissimo e con pochi attimi di tregua. Con i valori aggiunti della fascinosa ambientazione e dell’interpretazione, come sempre magistrale, del premio Oscar Sir Ben Kingsley nei panni di Ilya, il detective della narcotici.

Regia di Brad Anderson
Con Woody Harrelson, Emily Mortimer, Ben Kingsley, Eduardo Noriega, Thomas Kretschmann, Kate Mara
Genere Thriller
Produzione Gran Bretagna, Germania, Spagna, 2007
Durata 111 minuti circa.