Tre pièces di Tardieu al Teatro Arsenale di Milano

L’assurdo quotidiano

Jean Tardieu, chi era costui? Immaginiamo che diversi spettatori, leggendo il cartellone del Teatro Arsenale, si siano posti questa domanda. Praticamente assente dalle scene italiane, il nome di Tardieu è ormai una nota a piè pagina nelle storie del teatro, o poco più. Eppure, di lui aveva parlato, tra gli altri, Eugène Ionesco. In Note e contronote, ad esempio, Ionesco considerava “insufficientemente noti” i “minuscoli atti unici ironicamente tragici di Jean Tardieu” nei quali trovava lo stesso “messaggio anti-messaggio” di Godot e di alcuni testi di Adamov. In La ricerca intermittente poneva poi a confronto il proprio lavoro sul linguaggio con quello compiuto da Tardieu in Un mot pour un autre. Al Teatro dell’Arsenale, Ionesco piace molto (La cantatrice calva è uno dei loro cavalli di battaglia): probabilmente saranno state osservazioni come quelle sopra riportate a spingere Marina Spreafico a recuperare tre pièces di Tardieu e a portarle in scena sotto il titolo di Diffidate dalle parole. In effetti, a giudicare da questo allestimento, Tardieu si direbbe un parente prossimo di Ionesco.

Nella prima (Lo sportello) assistiamo al dialogo tra due uomini in un ufficio informazioni: dall’espletamento delle procedure burocratiche si passa via via a richieste di consigli sempre più impegnativi sulla vita e la morte. Nella seconda (Finite le vostre frasi!) vediamo una scena di corteggiamento tra un uomo e una donna le cui frasi sono prive di parole essenziali. Nella terza (Di che si tratta?) assistiamo infine alla testimonianza di due contadini davanti a un giudice (nessuno di loro, però, sa bene di cosa si stia parlando e per quale ragione si trovi lì). Tre brevi pezzi teatrali che partono da una situazione quotidiana, riconoscibile, banale che però si sviluppa secondo modi imprevedibili, illogici, assurdi. Il filo conduttore dei tre pezzi sembra essere la constatazione che i rapporti interpersonali – per quanto incanalati in procedure standard – sono costantemente esposti al rischio dell’equivoco, del malinteso, del qui pro quo. Non c’è solo il rischio che non ci si intenda, ma c’è anche il dubbio che l’eventuale intesa sia solo apparente: come essere certi che il nostro interlocutore stia dando alle parole il nostro medesimo significato?

Si sorride davanti a queste gradevoli miniature: oltre che con Ionesco, lo spettatore può sentire un po’ di aria di famiglia con certo cabaret – i Gobbi, che, nascendo a La Rose rouge di Parigi, respiravano la stessa atmosfera rive gauche di cui si nutriva il “teatro da camera” di Tardieu, o Cochi & Renato, che in questo genere di testi trovavano, per vie indirette, una delle radici dei loro non sequitur.

Nella piccola compagnia di attori si distingue in particolare il talento comico di Claudia Lawrence, che già avevamo apprezzato in altre produzione dell’Arsenale (a cominciare da La cantatrice calva, per l’appunto).

Diffidate dalle parole, di Jean Tardieu
Traduzione di Federica Locatelli
Adattamento e regia di Marina Spreafico
Con Claudia Lawrence, Mario Ficarazzo, Giovanni Di Piano, Isabella Bert Sambo
Produzione Teatro Arsenale
Visto al Teatro Arsenale, Milano, 24 novembre 2015