Turner ha sempre amato l’Italia percorrendo più volte, nel corso della sua vita, l’intera penisola. Amore del tutto ricambiato e persistente fino ad ora. Lo dimostrano le mostre che periodicamente si sono dedicate in Italia a questo artista riproposto ora in una grandiosa esposizione al Palazzo dei Diamanti di Ferrara dal 15 novembre al 22 febbraio.
Il prevedibile interesse che essa è destinata a suscitare fra gli appassionati, ha indotto gli organizzatori a rendere visitabile la mostra anche nei giorni di festa grande festa durante il periodo natalizio.
Turner appare sulla scena inglese quando a dominare incontrastato è un altro grande della pittura, Constable. Quest’ultimo onorato e carico di commissioni nel declinare della sua vita, rappresentava il perfetto interprete della mentalità piccolo borghese dell’epoca per la quale la bellezza di un quadro consisteva nella riproduzione quasi fotografica del paesaggio descritto con minuzia di dettagli fino ai più piccoli particolari, illuminati da una luce abbagliante e chiara. Per Turner tutto questo è da considerarsi superato. Proseguendo il cammino tracciato dai maestri antichi, soprattutto italiani, e dall’amato Claude Lorrain che riconosce come uno dei suoi maestri, egli forma la trama di paesaggi intrecciando storia antica e racconti biblici recependo le influenze dei grandi maestri italiani da lui conosciuti durante i numerosi viaggi in Italia.
E’ proprio la rete di questi viaggi che viene ripercorsa nell’itinerario della mostra ferrarese. Con ricchezza di quadri, provenienti da collezioni pubbliche e private, oli, acquerelli, schizzi, taccuini, incisioni si ripercorre la sua intera formazione artistica a partire dai quadri giovanili fino agli straordinari capolavori dell’ultimo periodo, ricostruendo soste e spostamenti dei suoi itinerari italiani.
Il percorso espositivo inizia con gli oli e gli acquerelli di scenari montuosi della Gran Bretagna, vedute di paesaggi italiani ricostruiti con la fantasia, non essendosi, a quell’epoca ancora recato nel Bel paese. Egli stesso ammette di avere ripreso i modi di Richard Wilson, paesaggista inglese suo contemporaneo, con la cui poetica, agli inizi, si sentiva affine. Ed ecco presentate, nei quadri successivi, le forti emozioni da lui provate al valicare, novello Annibale dell’arte, le Alpi. Siamo nel 1802, anno del suo primo viaggio in Italia. Umile, nonostante il successo che gli arride fin dagli esordi, continua, una volta tornato in patria, a studiare, attraverso le opere conservate a Londra, i paesaggi classici, specie quelli di Lorrain, attraverso i quali rivive la particolare luminosità che lo aveva colpito nei paesaggi italiani.
Venezia, Roma, Napoli lo accolgono nel corso del suo secondo viaggio. Con l’avanzare della maturità si va precisando il suo stile rivoluzionario che ha dato vita ad una tipologia di paesaggio anticipatrice di tante correnti della pittura successiva a partire dall’impressionismo. Nel successivo viaggio del 1828-29, durante il soggiorno romano, realizza scenografiche vedute, quadri ad olio ove la sfumatura evanescente, cifra del suo dipingere, si dissolve ulteriormente in forme quasi astratte. L’ultima radicale evoluzione della sua pittura è ben rappresentata in mostra nelle due sale finali. E’ Venezia la protagonista, Venezia come modello ideale con le sue vedute di mare e cielo senza confini annullati entrambi in una luce colorata in cui la realtà pare dissolversi. Le ultime opere hanno una profondità più oscura: è come se un presagio di morte lo gettasse nel pessimismo e lo spingesse a travasarlo nelle sue creazioni. La profetica modernità di queste opere non fu compresa dai suoi contemporanei che rimpiangevano la sua solare luminosità degli inizi; lo stile era troppo complesso ed anticipatore con il suo non definire i dipinti lasciandoli come incompleti allo sguardo tradizionale, incapace di capire l’audacia innovatrice di chi, romantico individualista, si rimetteva continuamente in gioco, osando sempre più, come i veri geni.
“Turner e l’Italia”
16 novembre 2008 – 22 febbraio 2009
Palazzo dei Diamanti
Corso Ercole I d’Este, 21 – 44100 FerraraOrari di apertura: Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso:
9.00-19.00 orario continuato
Aperto anche 8 dicembre, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio
(la biglietteria chiude 30 minuti prima)






