“Tutti contro tutti” di Rolando Ravello

Ritorno alla commedia all'italiana

Quando l’assurdità della vita diventa tanto drammatica da credere di non poterla spiegare a parole, nel linguaggio cinematografico c’è forse un solo modo per riuscire a comunicarla con una profondità che permetta a chi l’ascolta di arrivare a viverla sulla propria pelle: la commedia. Ce l’hanno insegnato alcuni dei più grandi registi italiani del Novecento, primi tra tutti Mario Monicelli ed Ettore Scola. Proprio sotto l’ala protettiva di quest’ultimo è nato e si è formato come attore cinmatografico Rolando Ravello che per la sua prima regia si affida ciecamente a quella lezione del maestro cercando di raccontare sottoforma di commedia il più angosciante dei drammi contemporanei: la perdita del diritto ad una casa.

Una famiglia festeggia la prima comunione del figlio più piccolo e si dirige dopo la cerimonia verso casa, un modesto appartamento di periferia in un palazzo popolare. Ma al momento di aprire la porta, ancora con pasticcini e rustici incartati tra le mani, il capofamiglia Agostino si accorge con stupore che la serratura è stata cambiata e che nella loro casa si è stanziata un’altra famiglia. Agostino si dirige prima alla polizia e poi dal proprio affittuario per denunciare la situazione, scoprendo che quel furto tanto assurdo non è punibile dalla legge dal momento che la sua famiglia, senza saperlo, occupava già l’appartamento in modo abusivo e ignara pagava l’affitto a colui che credeva il leggittimo proprietario, un truce e folkrosistico boss di periferia. Agostino inzia così, insieme alla sua famiglia, una ostinata e tragicomica guerra per riconquistare la propria casa che ha inizio con l’occupazione abusiva del suo ex pianerottolo.

Tutti Contro Tutti s’ispira a una storia vera e all’ordine del giorno in molte città italiane, una storia che coinvolge quello strato sociale che oggi viene definito dei “nuovi poveri” e che li mette l’uno contro l’altro in una guerra umiliante dettata dall’assenza fondamentale di istituzioni che garantiscano il diritto fondamentale della casa. Questa opera prima nasce intorno al 2007 come un monologo teatrale dal titolo Agostino scritto a quattro mani da Ravello e Massimiliano Bruni, attore che molti ricorderanno per l’irriverente Martellone della serie tv Boris, ma che prima di tutto è uno sceneggiatore e regista affermato da tempo. Da monolgo viene convertito nel 2009 in un documentario intitolato Via Volontè n.9 per poi infine essere trasformato in questa opera cinematografica di grandi speranze supportata dalla produzione della Fandango e dalla distribuzione della Warner Bros. Pictures.

Le speranze, naturalmente, sono riposte tutte nel gradimento del pubblico, perchè da un punto di vista critico Tutti Contro Tutti è un film ineccepibile. L’insegnamento di Monicelli e Scola, infatti, è messo in pratica alla perfezione: l’amara realtà contemporanea della periferia che inghiotte in un conflitto multietnico chiunque ne faccia parte, è raccontata con uno sguardo neorealistico che riporta esattamente l’indicazione del titolo disegnando uno stato di natura dove a tratti non viene considerata neppure l’appartenenza allo stesso sangue. Questa drammatica condizione sociale viene però rappresentata in una chiave comica che non cede mai al grottesco: scadere in questo ambito infatti sarebbe stato il fallimento del film che avrebbe creato un distacco insanabile tra spettatore e personaggi, rendendo impossibile l’immedesimazione. Se lo spettatore ride insieme ai protagonisti e non di loro, se con loro empatizza al punto da condividere la stessa rabbia e la stessa impotenza, se addirittura questi riesce a commuoversi insieme a loro, è perchè Ravello conosce perfettamente il materiale che sta raccontando: portarlo in scena per tanti anni e sotto forme tanto diverse, gli ha concesso l’opportunità di maneggiare una vera e propria arma.

Come accade nei migliori film di un genere che sembrava ormai scomparso, non sono le situazioni che permettono all’opera di avere l’aspetto della commedia: queste al contrario hanno il sapore drammatico della realtà e soltanto la costruzione di personaggi travolgenti riesce a stemperarlo lasciando allo spettatore quel sincero sorriso che può dare soltanto la consapevolezza. Se pensiamo ad alcuni dei grandi capolavori passati di Monicelli e Scola, non possiamo ignorare che una delle loro più grandi forze risiedesse nei personaggi e nelle interpretazioni che gli attori ne facevano e anche se questi portavano i nomi di Gassman, Sordi, Tognazzi e Manfredi, era la loro anima di caratteristi che colorava le scene di disperazione quotidiana.

Sembra che Ravello abbia capito esattamente questo e che a partire da questa consapevolezza abbia selezionato accuratamente i propri attori, Marco Giallini e Stefano Altieri su tutti. Se il primo ormai cavalca la cresta dell’onda da qualche anno incarnando totalmente quell’irresistibile comicità romana dalla facile improvvisazione, Altieri è invece una gradevole novità: consumato attore di teatro dagli anni ’70, si scopre un ottimo caratterista romano nel ruolo del caustico e sferzante nonno di famiglia. La presenza di questi due attori al fianco della disperazione del protagonista, si dimostra dunque non come un semplice valore aggiunto, ma come qualcosa di essenziale che avvicina Tutti Contro Tutti a una tradizione cinematografica italiana straordinaria che ci eravamo ormai rassegnati a considerare irripetibile e di cui si sentiva davvero la mancanza.

Titolo originale: Tutti contro tutti
Nazione: Italia
Anno: 2013
Genere: Commedia
Durata: 96′
Regia: Rolando Ravello

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Cast: Rolando Ravello, Marco Giallini, Kasia Smutniak, Lorenza Indovina, Stefano Altieri, Valentina Sperlì, Ivano De Matteo
Produzione: Fandango, Warner Bros. Entertainment Italia
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Data di uscita: 28 Febbraio 2013 (cinema)