“Tutto Tutto Niente Niente” di Giulio Manfredonia

Un condono è per sempre

“Se ci dovessimo occupare di legalità, qui sarebbe la paralisi.”

Qualche anno fa si diceva che tutto quello che stava succedendo, politicamente parlando, lo avevamo visto già in The West Wing; e ora possiamo dire che anche Antonio Albanese lo stava anticipando o profetizzando con il personaggio di Cetto La Qualunque.

In questo film si ride, ma non come si vorrebbe; si ride meno, rispetto a Qualunquemente primo film che narrava la gesta di Cetto (applauditissimo al 61 Festival di Berlino). Ma non certo per un impegno più leggero degli sceneggiatori, semplicemente perché la depressione morale raccontata da Antonio Albanese e dal regista, Giulio Manfredonia, in Tutto Tutto Niente Niente, con spirito fumettistico e del ridicolo, è perfino “troppo” morbida rispetto alle prime pagine dei giornali.
Già all’epoca di Qualunquemente, Albanese definiva ormai moderato il suo personaggio rispetto a quello che stava succedendo tra escort, nipoti, condoni e leggi ad personam.
Questo non significa che Tutto Tutto Niente Niente non proceda con un ottimo ritmo arricchito da piccoli/grandi esuberanti dettagli e da battute che sono sferzate di comità.

Antonio Albanese interpreta Cetto La Qualunque, Rodolfo Favaretto e Frengo Stoppato: tre personaggi sgangherati fatti di ignoranza e fumo, ma che riescono a restare sempre a galla, anche in carcere. Per quello che si rivelerà essere uno sbaglio di valutazione, vengono tirati fuori dalle “eccellenze” di una politica di maggioranza che ha bisogno di tre teste per avere tre voti necessari per l’approvazione delle loro leggi.
Così il Sottosegretario, dall’aria immortale (un meraviglioso Fabrizio Bentivoglio), li tira fuori dal penitenziario e li istruisce su quello che sarà il loro compito: votare e votare sì, quando e come glielo si dice.
Ma il Sottosegretario non ha valutato bene la personalità di questi individui, tre schegge impazzite.

Cetto dal suo partito del “pilu” entra in crisi … sessuale; Rodolfo Favaretto rincorre la secessione, sognando di annettere il suo paesello del Veneto all’Austria al grido di “Ich bin ein Wiener”; e poi Frengo Stoppato un uomo per nulla a impatto zero, molto stupefacente, incastrato dalla madre, che lo vuole beato prima dei tempi, rientra in Italia da un’oasi hippie.

I tre “mostri” fuori di prigione, sono stati imbragati per essere onorevoli; e Cetto, Frengo e Olfo devono colloquiare e interagire con il Governo e con la Chiesa. E il risultato è un gioco sopra le righe tra riferimenti più o meno voluti.
A dir poco esilartante è il disegno del Parlamento di Tutto Tutto Niente Niente: una geometria che sa di potere, tra il fumetto e il paradosso, tra la follia e la realtà. Un Parlamento che è come un palazzetto dello sport, con saune, ping pong e tribune, con tanto di stand dove si vendono bandiere come agli stadi, con uomini della sicurezza addobbati come gladiatori, con tanto di alloro in testa, tra eccessi di colonne e marmi, fra tappeti rossi e fontane.

Una farsa grottesca che è sapientemente usata come strumento di denuncia.

Titolo originale: Tutto tutto niente niente
Nazione: Italia
Anno: 2012
Genere: Commedia
Durata:
Regia: Giulio Manfredonia
Cast: Antonio Albanese, Paolo Villaggio, Fabrizio Bentivoglio, Nicola Rignanese, Lunetta Savino, Lorenza Indovina, Bob Messini, Vito, Teco Celio, Luigi Maria Burruano
Produzione: Fandango, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 13 Dicembre 2012 (cinema)