“UN ALIENO A VANITY FAIR” DI Toby Young

L’inadeguatezza di Toby

Il romanzo autobiografico di Young impallidisce davanti al
Diavolo veste Prada

Toby, dopo aver collaborato con prestigiosi periodici inglesi, decide di accettare un’offerta lavorativa presso la sede newyorchese di Vanity Fair.
La sua scelta è dettata dalla voglia di vedere il mondo glamour del cinema e della moda, ma anche dal desiderio di dissacrare a colpi di feroci articoli tutti coloro che lavorano e vivono in questo mondo.
Toby ben presto capisce che la Condè Nast – editore storico di Vanity e di altre riviste tra cui Vogue – è ben più dura di quanto pensasse e, invece di cercare di adattarsi, continua imperterrito nella sua crociata contro la moda, il gossip e il jet set newyorchese.
Non si adatta alle richieste del giornale, fallendo un servizio dopo l’altro. Non trova una donna con cui stare, perché tutte le newyorchese e soprattutto le modelle, non lo richiamano dopo la prima uscita.
Fallito ogni tentativo di entrare in contatto con le stars del cinema tramite patetici dialoghi durante le feste, Toby ritorna in patria, ricordando l’estenuante vita nella Grande Mela.

Paragonato più volte al Il Diavolo veste Prada riscritto da un uomo, il romanzo non ha nulla a che fare con quello della Weisberger. Lo sguardo di Toby non è quello della giovane assistente che si trova costretta ad entrare in un mondo a lei estraneo e che non stima, ma la prospettiva di un intellettualoide che parte già con il pregiudizio che ‘fashion is bad’.
Ne Il diavolo veste Prada si apre uno squarcio sulle redazioni delle riviste di moda, sulla crudeltà – peraltro ben nota a tutti – del settore e sul culto – altrettanto noto – della bellezza. In Un alieno a Vanity fair non c’è nulla di tutto questo, però per quasi 400 pagine si leggono le lamentazioni di un giovane che odia il proprio lavoro e la città in cui si trova. L’inadeguatezza non è nel posto o nella redazione, ma in Toby che, proprio per questo, è tremendamente geloso del suo amico Alex che, partito da niente, è diventato amico di stars e ricercato da un numero considerevole di modelle.
Toby non trova valori nel suo lavoro, anzi cerca in tutti i modi di scrivere pezzi dissacranti che non verranno mai pubblicati, sperando così di differenziarsi dagli altri. Si accontenta di gareggiare con Alex nelle conquiste amorose, salvo poi non riuscire a trovare un donna che stia con lui.

Un alieno a Vanity Fair presenta una vasta campionatura di pregiudizi e giudizi sul mondo dello spettacolo e della moda senza il sottile sarcasmo de Il Diavolo veste Prada, ma con lo sguardo sprezzante di chi è attirato da quel mondo ma non vuole ammetterlo.

Toby Young, Un alieno a Vanity Fair, Casale Monferrato, Piemme, 2007, pp. 391, € 17.50.