“Un barrage contre le Pacifique” di Rithy Panh

Riso amaro

Cambogia, Indocina francese, 1931: non ha più voglia di vivere Madame, la signora Dufresne, vedova e proprietaria terriera di origine francese, piegata dall’ultima inondazione che si è abbattuta sulle sue risaie distruggendone il raccolto.
Ora si tratta di trovare una soluzione per sbarcare il lunario ed assicurare un avvenire ai figli Joseph e Suzanne, dato che i francesi del catasto tassano i terreni per permettere ai ricchi latifondisti cinesi di espropriarli e coltivare il pepe da esportare.
Joseph è una testa calda, selvaggio e perennemente contro il sistema, Madame lo adora come del resto Suzanne, sedicenne avvenente alle prese con i primi pruriti cui fanno da contraltare le rigide regole educative della madre, che si incrinano quando Mister Jo, un ricco cinese, si presenta alla loro porta, innamorato della bella adolescente. E Madame intravede la possibilità di riscattare le sue risaie e costruire una diga per difenderle dal fango per mezzo di un matrimonio danaroso.

In realtà anche Madame ha un’anima, nonostante porti i pantaloni e ricordi un po’ Rossella O’Hara per le mani immerse nella terra e la tempra forgiata dalle difficoltà, che a volte sconfina in cinismo. Realizza che “Mister Jo è come un serpente nella foresta”, come le ripete uno dei suoi contadini, e si risveglia dai sogni di benessere confidando ai figli “siamo stati degli immorali”.
Dopo una prima parte del film in cui gli avvenimenti sembrano dilatati, il ritmo si accelera, Joseph va a vivere in città con una donna ricca, Madame sembra sempre più debole ed acciaccata dalla malaria, fino a spegnersi lasciando in eredità i suoi sogni a Suzanne, che realizzerà la mitica diga sul Pacifico.

La pellicola del regista di origini cambogiane Rithy Panh ha innanzitutto il merito di condurre lo spettatore in una terra dalla luce e colori indimenticabili, dove anche la pioggia è fotografata con particolare suggestione.
Non è possibile dissociare storia e personaggi dal verde delle risaie e dall’acqua che nel film fa da protagonista, ora fonte del sostentamento di un’intera comunità, ora forza distruttiva.
Si apprezza in tutto questo l’interpretazione di Isabelle Huppert, che ancora una volta dà vita con il suo volto angelico ad un ruolo di donna forte e stanca insieme, a tratti cinica, corrosiva nei dialoghi con i figli in cui si coglie il tratto narrativo del romanzo Una diga sul Pacifico di Marguerite Duras da cui è tratta la sceneggiatura.

Al film manca tuttavia qualcosa per coinvolgere lo spettatore fino in fondo, risente di un ritmo lento che rimanda senz’altro all’ésprit orientale in cui è calata la vicenda, ma complicato da uno stile di regia distaccato.
Curiosità: dal romanzo della Duras venne tratto il film nel ’56 La diga sul Pacifico in cui Silvana Mangano interpretava Suzanne.

Titolo originale: Un barrage contre le Pacifique
Nazione: Belgio, Cambogia, Francia
Anno: 2008
Genere: Drammatico
Durata: 115′
Regia: Rithy Panh
Sito ufficiale:
Cast: Gaspard Ulliel, Isabelle Huppert, Vincent Grass, Lucy Harrison, Astrid Berges-Frisbey, Randal Douc
Produzione: Catherine Dussart Productions (CDP), Canal+, Centre National de la Cinématographie, Scope Pictures
Distribuzione:
Data di uscita: Roma 2008