“Un barrage contre le Pacifique” di Rithy Panh

Un piatto melodramma

E’ dalla prima edizione di questo Festival del Cinema che il concorso ha da sempre funzione secondaria, discutibile e dimenticabile: pure se quest’anno qualche nome appena più interessante si trova, il livello generale naviga sempre nella mediocrità. Perciò non ci sorprende di trovare in gara un ennesimo film polpettone, l’ennesimo film che chiede a Isabelle Huppert di sorreggere da sola un impossibile peso.

Una madre e i suoi due figli in una piantagione coloniale di riso che, dopo la rottura di una diga, si rovina per colpa dell’acqua salata; le difficoltà economiche e i compromessi porteranno la famiglia a contatto con un latifondista locale che insidierà la figlia. Sullo sfondo ambigui e morbosi rapporti familiari.
Diretto da Rithy Pan e scritto da Michel Fessler e dallo stesso regista, basandosi su un romanzo di Marguerite Duras, un dramma storico e melodrammatico, dalle ambizioni di nuovo Via col Vento – o almeno di dramma storico di grande potenza emotiva – che si riduce ben presto a uno sceneggiato televisivo dal passo immobile.

Ambientato nell’Indocina degli anni ’30, il film narra i drammi personali ed economici di una famiglia sbalestrata, le cui difficoltà e i fragili equilibri interni si devono scontrare coi va e vieni del commercio e della coltivazione, con le dure regole della natura: una madre malata e instabile, che tiene i figli fin troppo protetti e impotenti, come una diga che non può far niente contro le violente ondate dei sentimenti e delle passioni e che deve rompersi per potersi liberare. Metafora già presente nel romanzo, che Pan adagia in un film dall’impianto fin troppo convenzionale, che sembra solo un filo lieve e impalpabile a collegare scene ferme, piatte, vuote: dal tono serioso, alla confezione scialba, il film sembra un fotoromanzo di 40 anni fa, che non sa riproporne nemmeno le suggestioni, e che non si capisce quali ambizioni nutra.

Sebbene tratto dal romanzo di una scrittrice di spessore, la materia narrativa della sceneggiatura è più da telenovela brasiliana e l’invisibile e sciatta regia di Pan nulla si fa mancare della letterarietà del progetto. E a voler dimostrare la tesi per cui la Huppert ha carta bianca qui la troviamo a urlare, dar di matto e picchiare ogni 5 minuti, senza alcuna motivazione o credibilità o pathos, come se forzata a ripetere il ruolo de La pianista. Il buono è che i programmi sono talmente ricchi che ci si dimentica presto di film come questi; in alternativa, farsi una scorpacciata di film precedentemente, in modo da poter arrivare stanchi e ben disposti al sonno.
 

Titolo originale: Un barrage contre le Pacifique
Nazione: Belgio, Cambogia, Francia
Anno: 2008
Genere: Drammatico
Durata: 115’
Regia: Rithy Panh
Sito ufficiale:
Cast: Gaspard Ulliel, Isabelle Huppert, Vincent Grass, Lucy Harrison, Astrid Berges-Frisbey, Randal Douc
Produzione: Catherine Dussart Productions (CDP), Canal+, Centre National de la Cinématographie, Scope Pictures
Distribuzione:
Data di uscita: Roma 2008