“Un conto aperto con la morte” di Bruno Morchio

Tornano le avventure di Bacci Pagano, investigatore genovese

Chiunque sia arrivato all’ultima pagina de Lo Spaventapasseri di Bruno Morchio (Garzanti 2013), avrà senz’altro trattenuto il respiro, temendo che quello fosse l’atto finale della saga di Bacci Pagano, l’investigatore dei carruggi, l’analfabeta dei sentimenti, uno degli eroi più amati della letteratura noir italiana.

Adesso, con l’arrivo del tanto atteso Un conto aperto con la morte, appena uscito per Garzanti, è possibile tirare un sospiro di sollievo. Bacci non è morto, anche se è malmesso. Il libro è il seguito della delicata indagine sull’omicidio della giovane Adele Semeria, che vede coinvolto l’amico d’infanzia dell’investigatore, il bel senatore Cesare Almansi.

Il colpo di scena (il primo), di cui Morchio è un maestro, è subito nell’incipit. Per la prima volta, non è Bacci a raccontare, ma Gian Claudio Vasco, con un espediente meta letterario attraverso il quale Morchio entra nel suo romanzo. Vasco è lo scrittore incaricato da Cesare Almansi per raccontare in un libro l’ultima indagine di Bacci, proprio quella che lo ha immobilizzato e che rischia di essere l’ultima.

Il faccia a faccia dell’autore col suo personaggio è il motore della narrazione. Per la prima volta vediamo Bacci con gli occhi di un altro, abbandonando la visione autoreferenziale alla quale Morchio ci aveva abituato. Centro. Ancora una volta. Intessendo una trama che va addirittura oltre i citati Fratelli Karamazov, i due protagonisti scavano nel passato di Bacci dal quale emergono le donne, gli amici, i rimpianti, fino al giorno della sparatoria. Un finale senza finale, dove la verità è celata a tutti, anche agli stessi personaggi, perfino a Bacci che ha ancora un conto aperto con la morte. Ma a questo punto, speriamo non si chiuda tanto presto.

Morchio Bruno,
Un conto aperto con la morte, Narratori Moderni, 200 pagine, € 16.40