“Una sconfinata giovinezza” di Pupi Avati

Alzheimer, amore e ritorno all'infanzia

Chicca, professoressa universitaria, e Lino, giornalista sportivo, sono sposati da tanti anni e vivono felici. Ma a un certo punto lui comincia a dimenticare le parole e gli appuntamenti: i segni dell’Alzheimer sono inequivocabili. Le prime cure sembrano arrestare la malattia, ma poi – anche se Chicca continua a seguire il marito con amorosa dedizione – la degenerazione avanza spedita. La mente di Lino se ne va lontana, ad inseguire i compagni e i luoghi dell’infanzia.

L’Alzheimer non è certo argomento facile da trattare al cinema (si può peraltro ricordare un buon film canadese di qualche anno fa, Away from her – Lontano da lei, 2006). Su questo argomento Pupi Avati ha saputo mettere in scena una storia delicata e a momenti toccante (grazie anche alla bravura degli interpreti). Per quanto non privo di asprezze (l’aggressività del malato), a tratti descritte in modo pedagogico (il medico che anticipa il decorso della malattia), il film propone una visione per certi versi rasserenante della malattia, poiché immagina che la mente del malato non sia persa ma abbia piuttosto raggiunto prima degli altri l’agognato ricongiungimento con le presenze perdute della propria infanzia.

Una sconfinata giovinezza non è però solo un film sull’Alzheimer. È anche un film in cui Avati, “approfitta” dello spunto per continuare il proprio personale percorso di scavo nel passato e nei ricordi, che è il motivo conduttore di gran parte della sua filmografia. Ed è qui che il film convince meno: il carattere bozzettistico dei flashback sull’infanzia (la scena buffa in cui il piccolo Lino viene presentato ai parenti, ecc.) risulta infatti spesso affettato.

Sotto la limpida leggibilità di una storia d’amore toccata dalla malattia, Una sconfinata giovinezza sembra nascondere, nei parallelismi tra il passato e il presente, un più enigmatico racconto a chiave (una pista da seguire potrebbe ad esempio essere legata alle analogie tra l’incidente d’auto del padre e quello di Chicca – in quest’ultimo a guidare l’auto è il nipote musicista, particolare forse rilevante visto che quella di musicista era una delle strade verso cui i genitori avrebbero voluto avviare Lino). Questo, e i modi caricaturali delle rievocazioni d’infanzia, potranno affascinare i fans del regista e del suo mondo interiore. Gli altri spettatori ne rimarranno più facilmente delusi o disorientati: l’impressione che potranno avere è che il modo in cui i flashback sono realizzati faccia cadere Una sconfinata giovinezza in un discorso involuto e autoreferenziale, che sembra nascere più dall’esigenza privata di fare i conti coi propri fantasmi che dalla ricerca di una vera comunicazione col pubblico.

Titolo originale: Una sconfinata giovinezza
Nazione: Italia
Anno: 2010
Genere: Drammatico
Durata: 98’
Regia: Pupi Avati
Cast: Fabrizio Bentivoglio, Francesca Neri, Serena Grandi, Gianni Cavina, Lino Capolicchio, Manuela Morabito, Erica Blanc, Osvaldo Ruggirei, Vincenzo Crocitti, Brian Fenzi, Marcello Caroli, Riccardo Lucchese, Lucia Gruppioni
Produzione: Duea Film e Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 8 ottobre 2010 (cinema)
Sito ufficiale: www.unasconfinatagiovinezza.it