“VERSO KLEE” DI TAM TEATROMUSICA
E dopo Marc Chagall e Pablo Picasso, è la volta di Paul Klee: la compagnia padovana Tam Teatromusica, con Verso Klee – un occhio vede, l’altro sente, completa la sua trilogia sulla pittura del Novecento dedicata al mondo dell’infanzia. Il debutto è previsto per venerdì 6 giugno, ore 21, al Teatro Capitol di Vimercate (Monza Brianza), all’interno del festival La Città dei ragazzi – Una Città per Gioco.
Il team è la consolidata squadra del Tam: Pierangela Allegro, che insieme a Michele Sambin ha ideato lo spettacolo, firma la scrittura insieme ai testi originali di Klee (“molte delle parole che in forma di racconto poetico contrappuntano il lavoro scenico, sono tratte dai Diari di Paul Klee”, scrive). Sambin dirige in scena Flavia Bussolotto e Alessandro Martinello – coppia già collaudata nel poetico lavoro su Picasso, accompagnati dalla voce del piccolo Alvise Pavanini. E poi ancora, musiche e rielaborazioni sonore di Sambin (così come sue, e di Allegro, sono scene, maschere e oggetti), e le immancabili animazioni video di Raffaella Rivi e Alessandro Martinello (animazioni nel senso vero: se sarà confermata la drammaturgia visuale del Tam anche in questo lavoro, i video letteralmente si animano, in interazione con gli attori). Lo spettacolo è una produzione Tam Teatromusica, nata in collaborazione con il Comitato Mura di Padova, “Bel-Vedere / Progetto Partecipato tra artisti-operatori-cittadini “a cura di Echina associazione culturale e Comune di Mirano (VE), e l’ Associazione Nuova Scena di Piove di Sacco.
Così lo descrive Pierangela Allegri: “Diversamente dai due precedenti lavori (Anima blu dedicato a Chagall e Picablo dedicato a Picasso) Verso Klee non è dedicato al famoso artista svizzero bensì è uno spettacolo che nasce dall’incontro, ideale, tra Klee e Tam, tra il pensiero sull’arte espresso da Klee e la poetica teatrale di Tam, tra la sua ricerca pittorica e la nostra ricerca scenica.
Punti d’incontro li abbiamo trovati nella propensione alla sperimentazione quale luogo di sintesi tra il vedere e il sentire, nell’attitudine compositiva antinarrativa, nella passione per musica e poesia, nel tratto ludico e nello sguardo infantile con cui guardare la vita anche quando non si è più bambini.
La scena si presenta composta da una serie di stanze. In continua trasformazione. Abitate da figure a metà tra la marionetta e il burattino: il clown dalle grandi orecchie Signor Oscar, i teatrini col sipario rosso, le maschere cenciose, l’eroico suonatore di violino, Signor Klee. Grazie a loro si costruisce un mondo ad arte dove tutto si intreccia e niente prevale e dove la pulsazione ritmica di luce buio suono e silenzio guida il gioco in cui un occhio vede e l’altro sente.
C’è un testo all’inizio dello spettacolo in cui Klee nomina le minuscole creature dagli occhi senza confini: ebbene, per noi quelle creature sono i bambini spettatori ai quali offriamo lo spettacolo, così come Klee costruiva e poi donava al piccolo figlio Felix i burattini, perché giocasse al suo teatro.
Cosa ne faranno dello spettacolo i bambini che lo vedranno, resterà per noi un mistero.
Ci auguriamo li possa aiutare a re-interpretare il mondo in una chiave magica allusiva e misteriosa.
E che li renda leggermente felici.
Il teatro, spesso, può farlo”.