“VITA DI GALILEO” DI Bertolt Brecht

Il nemico del genere umano

L’ opera brechtiana rivive al Teatro Comunale di Treviso.

Una parete sottile, formata in gran parte da un velo stellato ed interrotta soltanto da un imponente portale, divide longitudinalmente lo spazio scenico; davanti ad essa, al cospetto del pubblico, troneggia un uomo ingegnoso, che con “sensate esperienze” e “certe dimostrazioni” rende gli spettatori partecipi della nascita di un nuovo modo di vedere il mondo.

Galileo è interpretato con ammirevole distacco da Franco Branciaroli che, in puro stile brechtiano, non mira a far simpatizzare il pubblico con il proprio personaggio, ma lo presenta nel suo modo d’essere.
Il regista Antonio Calenda propone dieci delle quindici scene del testo originale inserendo diverse citazioni, che fanno ridondare il ricordo della maestosità del teatro di Brecht. Dal 1609 al 1642, la figura di Galileo, è analizzata tramite le invenzioni, i vizi e il rapporto dello scienziato con i suoi acerrimi nemici: la chiesa e l’ignoranza degli uomini; quest’ultima, manifestata dal rifiuto verso la conoscenza di prodotti di nuove scienze, sembra essere ciò che la commedia vuole criticare con maggiore violenza. In una delle scene più coinvolgenti, due prelati sono invitati da Galileo ad osservare Giove e i suoi satelliti con l’utilizzo del telescopio, ma costoro vedono questo oggetto come un simbolo del peccato e si rifiutano di guardarvi attraverso, intimoriti dalla verità che potrebbe ribaltare le loro radicate convinzioni.

Ogni scena si apre, seguendo anche in questo le note di regia di Brecht, con un personaggio che anticipa quale sarà il tema trattato nella frazione e si chiude invece con un suono forte e dirompente simile al rumore prodotto dalla caduta di un oggetto di vetro. Questo effetto sembra rimandare alla sfera di cristallo del cielo sulle quali, secondo la teoria tolemaica, erano incastonati i corpi celesti; proprio come quell’ipotetico vetro in frantumi fatto percepire solo col suono, così anche le vecchie teorie geocentriche subiscono un grave colpo con l’avvento delle nuove considerazioni galileiane.

Vita di Galileo racconta la storia di un uomo, prima che di uno dei più geniali personaggi della storia della scienza. Le debolezze di Galileo, come la golosità, vengono ripetutamente sottolineate e viene inoltre approfondita la considerazione che la società aveva dello scienziato ed il suo difficile ruolo; demonizzato dagli ecclesiastici, snobbato dal mondo culturale in balia dell’autorità aristotelica e rinnegato dai potenti della società per paura della portata rivoluzionaria, anche morale, delle sue scoperte, Galileo lottava contro la cecità dell’intera società, consapevole della forza irriducibile della verità.

Vita di Galileo di Bertolt Brecht
Regia: Antonio Calenda
Attori: Franco Branciaroli, Lello Abate, Giancarlo Cortesi, Daniele Griggio, Giorgio Lanza, Lucia Ragni
Scene: Pier Paolo Bisleri
Costumi: Elena Mannini
Musiche: Germano Mazzocchetti
Luci: Gigi Saccomandi
Compagnia: “ilRossetti” Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia – Trieste

CONDIVIDI
Articolo precedenteEcco il poster di “Where in the World is Osama Bin Laden”
Prossimo articolo“LA CASA DEL SONNO” DI Jonathan Coe
Avatar
Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei Giornalisti del Veneto dal 2010. Vincitore del concorso di critica cinematografica "Premio Alberto Farassino" nel 2008 e selezionato fra gli autori pubblicati nel volume "53 esordi critici" (ed. Lampi di stampa, 2009), collabora con la rivista online NonSoloCinema dall'autunno del 2007. Appassionato di cinema classico, ha concentrato l'attività di collaborazione per la Sezione Cinema partecipando come inviato a numerosi festival cinematografici. Dal 2009 è Presidente dell'associazione culturale Cineforum Labirinto, aderente al CINIT - Cineforum Italiano, che organizza proiezioni, corsi e incontri cinematografici nella città di Treviso.