“Variazioni enigmatiche” di Schmitt al San Babila di Milano
Erik Larsen, giornalista di una piccola testata di provincia, è ricevuto nell’eremo all’estremo Nord in cui vive Abel Znorko, premio Nobel per la letteratura e misantropo (la prima accoglienza per il visitatore sono due spari che lo sfiorano al volto). Il prosieguo della visita farà emergere alcune rivelazioni: c’è una donna che accomuna i due protagonisti e Larsen, in realtà, non è un giornalista… In vari punti della vicenda si ascoltano le Variazioni enigmatiche di Edward Elgar: un brano nel quale il compositore inglese sviluppava 14 variazioni intorno a una melodia che l’ascoltatore non conosce ma può solo intuire.
Variazioni enigmatiche ha una duplice natura. Da un lato, è un testo nel quale Eric-Emmanuel Schmitt, come in molti altri suoi lavori, attinge a piene mani dal suo background filosofico, sviluppando gli argomenti che lo interessano come studioso di filosofia. I personaggi e i loro conflitti appaiono, anzi, in più punti come dirette esemplificazioni di queste tematiche. Dall’altro, è un testo pieno di sorprese, di colpi di scena e di ribaltamenti di prospettiva. Non meno di una telenovela messicana, si potrebbe dire. È quindi un lavoro che si presta ad essere apprezzato anche da un pubblico che non abbia alcun interesse per le domande filosofiche alla base dell’invenzione di Schmitt e che voglia piuttosto passare a teatro un’ora e mezza di “divertimento”.
Al centro della pièce (come in altri lavori: La setta degli egoisti, ecc.) è il rapporto con l’altro (il mistero che l’altro porta con sé e la capacità del soggetto di aprirsi all’altro), in particolare nella relazione amorosa (nel dialogo tra Larsen e Znorko si sviluppa una dialettica tra due diversi modi di intendere l’amore). L’altro tema centrale è il rapporto tra creazione letteraria e vita. Il carattere “enigmatico” di questi rapporti è racchiuso nel famoso disegno di Escher (Mani che disegnano) che qui è stato scelto come copertina per il libro di Znorko.
Sulla reale consistenza e profondità filosofica dei lavori di Schmitt, o sul loro essere superficiali giochi intellettuali, si possono nutrire opinioni diverse (su questo esiste infatti ampio dibattito tra i commentatori). In ogni caso, è indubbia l’abilità della costruzione teatrale nel dosare le sorprese e nel calibrare i dialoghi. In definitiva, anche se non si ha interesse per i temi filosofici, o li si considera sviluppati in modo superficiale, si può comunque stare al gioco predisposto da Schmitt e seguire con curiosità il suo elaborato meccanismo.
La messa in scena vista a Milano qualche giorno fa ci è apparsa efficace anche se non particolarmente originale. Del resto, si tratta di una testo che – con le sue numerose, e molto dettagliate, didascalie – sembra richiedere esecutori diligenti più che registi in vena di protagonismo. Immaginiamo, inoltre, che Marconi sia stato attratto dalla pièce più dalle possibilità che gli offriva come interprete (dandogli la possibilità di misurarsi con un ruolo che in passato è stato portato in scena da nomi come Alain Delon e Donald Sutherland) che come regista.
“Variazioni enigmatiche” di Eric-Emmanuel Schmitt
Compagnia della Rancia. Regia di Saverio Marconi. Con Saverio Marconi e Gian Paolo Valentini.
Visto al Teatro San Babila di Milano, il 23 novembre 2014