Si è esibito il primo luglio alla Rocca dei tempesta di Noale (Ve), Vinicio Capossela con la Banda della Posta (di cui Capossela ha prodotto il disco Primo Ballo) e la partecipazione del gruppo filarmonico di Noale.
Riedizione di uno spettacolo che ha fatto ballare migliaia di spettatori nell’estate del 2013, e che quest’anno si arricchisce della presenza della cantante fiorentina Francesca Breschi. L’atmosfera è quella di una festa paesana, le luci illuminano i chioschi e fiumi di birra e vino scorrono sotto le stelle. Un circo, un saloon chiassoso, il far west, un luna park romantico, indeciso tra il sogno e la fantasia, uno sposalizio di campagna, fisarmoniche, coriandoli, tanti brindisi e un po’ di spazio alla malinconia dei giorni di festa.
Sembra un personaggio immaginario Vinicio Capossela, viene da pensare che non possa esistere altrove se non nei confini tracciati dalla sua musica e che alla fine dello spettacolo, quando si spengono le luci, svanisca anche lui, dissolto nello sfumare delle ultime note delle sue canzoni.
Un repertorio denso e sterminato quello del musicista emiliano,la cui famiglia è originaria di Calitri in Irpinia, come i componenti della Banda della Posta, che si è arricchito negli anni di infinite suggestioni e che speriamo lo porti sempre più lontano. Lo spettacolo inizia con un omaggio del gruppo filarmonico di Noale ai film western, un brano dalla colonna sonora dei Magnifici sette. Magnifica anche la versione di Apache dei The Shadows, dedicata allo scomparso Eli Wallach.
Dai brani più famosi di Capossela, Che coss’è l’amor, con una rosa, il ballo di san vito, signora luna, al veglione, l’uomo vivo a una versione di ultimo amore riarrangiata sulle note di ring of fire di Johnny Cash. Dalle quadriglie, ai fox trot, alle mazurke e alle polke della Banda della Posta (specializzata in matrimoni), lo spettacolo sconfina quest’anno nel repertorio della canzone folk, nel canto sociale e di lavoro, con brani di Matteo Salvatore (definito da Capossela durante il concerto romano del primo maggio del 2010 “il più grande cantore sullo sfruttamento”) e di Enzo Del Re, nel canto anarchico, ed arriva fino alle canzoni di guerra.
Una parentesi straniante nel mezzo della festa. Ma Capossela si sa, riesce sempre a stupire ed emozionare, anche quando come di consueto chiude il concerto con ovunque proteggi. Che la grazia sia con tutti, sussurra Vinicio. Che la grazia accompagni sempre Vinicio Capossela e la sua musica.





