Venezia 69: “Boxing Day” di Bernard Rose

Padrone e servo in un viaggio di rendenzione

Orizzonti
Uno spregiudicato imprenditore e un uomo che fatica ad arrivare a fine mese. Una macchina e un pacchetto di patatine. Il terzo capitolo della trilogia tolstojana di Bernard Rose, dopo “Ivansxtc” (2000) e “The Kreutzer Sonata” (2008), si inerpica sulle strade innevate del Colorado per raccontare una storia di redenzione e riscatto. Bravi gli interpreti Danny Huston e Matthew Jacobs, peccato per qualche concessione di troppo alla lentezza e alla ripetitività.

Non potrebbero essere più diversi Basil (Danny Huston, figlio del regista John e fratellastro di Anjelica), speculatore immobiliare di Los Angeles in crisi di liquidità e in trasferta a Denver alla ricerca di case pignorate dalle banche da rivendere con un forte profitto, e il suo autista in affitto Nick (Matthew Jacobs), un inetto e chiacchierone ex alcolizzato. Basil è padrone della sua vita, ha una bella casa e una happy family. Nick, al contrario, si arrabatta con lavoretti e non può vedere i figli dopo la separazione dalla moglie. Per Basil l’avidità è la qualità che rende l’uomo forte, per Nick è peccato.

Tratto dal racconto di Tolstoj Padrone e servitore, ultimo film della trilogia che il regista britannico Bernard Rose ha dedicato allo scrittore russo, trasferendone il racconto nell’America di oggi, Boxing Day prende il titolo dalla tradizione inglese di raccogliere dentro una scatola dei regali da regalare ai propri dipendenti o alle persone meno fortunate il giorno successivo al Natale.

E proprio il 26 dicembre il regista Rose chiude un vincente e un perdente nella claustrofobia di una berlina di lusso che percorre le tortuose e ghiacciate strade intorno a Denver. I loro dialoghi sono interrotti solo dalla voce del navigatore “Cynthia”, che segnala a più riprese la perdita del segnale GPS.
Una telecamera fissata nel tettuccio interno sorveglia dall’alto l’autista Nick, l’inquadratura diventa frontale per ascoltare le lezioni di vita di Basil.

I due si perdono svariate volte, prima di rimanere definitivamente loccati su una lastra di ghiaccio, impossibilitati a chiamare i soccorsi. Da mangiare solo un pacchetto di patatine al bacon (“I poveri non possono scegliere”, spiega Nick a un disgustato Basil di fronte al colorato involucro di junk food).

Nella gelida notte invernale incombe il rischio di morire assiderati. Di fronte alla paura della morte Basil reagisce, abbandona il dormiente Nick, ma dopo un lungo tragitto scoprirà di essere ritornato all’auto che aveva abbandonato e si trasformerà nel salvatore di quel “servo” che tanto ha disprezzato nelle poche ore condivise in auto.

“Padrone” e “servo” sono chiusi ognuno in una diversa prigione, la crisi economica che riemerge qua e là rende più attuale il tema del riscatto morale, ma il film perde di mordente e nella seconda parte diventa inverosimile (perché proseguire di notte, su strade deserte e ghiacciate, dopo che ci si è già persi?) oltre a peccare in alcune parti di eccessiva lentezza, probabilmente per attenersi il più possibile al testo tolstojano.

Difetti che non vengono compensati dalle buone prove attoriali di Danny Huston, una lunga collaborazione con il regista, e dello sceneggiatore Matthew Jacobs, qui in una delle sue rare apparizioni davanti alla macchina da presa.

BOXING DAY
Regia: Bernard Rose
Interpreti: Danny Huston, Matthew Jacobs
Nazione: Gran bretagna, USA
Durata: 91′
Uscita: Venezia 2012