“La Cinquième Saison” di Peter Brosens e Jessica Woodworth

Eppur non si muove

Venezia 69. Concorso
In un villaggio sperduto delle Ardenne, la vita scorre scandita dalle stagioni, dal ciclo naturale del raccolto e degli animali. Alice e Thomas si innamorano in questo microcosmo, ma alla fine dell’inverno, la primavera non arriva. La natura non rinasce, le piante non germogliano, le mucche non producono latte. Tutto è cambiato da quando un coltivatore di api forestiero e il figlio disabile sono arrivati nel villaggio, e la sparuta popolazione comincia a vederli con sospetto. La comunità, immobilizzata in un’unica stagione, aspetta invano che la natura riprenda il suo corso, ma quando muore la speranza, il sospetto e l’ostilità prendono il sopravvento.

Dopo aver vinto il Leone del Futuro nel 2006 con Khadak, il regista belga Peter Brosens e l’americana Jessica Woodworth tornano alla Mostra del Cinema con un lavoro che attinge ai temi loro cari, confrontandosi questa volta con il loro stesso mondo (il film è girato in un villaggio che dista solo dieci chilometri dalla loro casa). Lo straordinario risultato è una pellicola che riflette sulla ciclicità del tempo come origine di sicurezza. Le stagioni che si susseguono uguali a se stesse, di anno in anno, scandiscono un movimento solo apparente che è in realtà stasi, e solo certezza di un eterno ritorno.

Cosa accadrebbe se questa certezza fosse solo empirica, se la natura scegliesse di fermarsi generando un nuovo moto che però tende verso l’ignoto, una quinta stagione sconosciuta? “La strada è il caos”, osserva un personaggio quando prende coscienza che il vero movimento non è ritorno ma partenza verso una destinazione non nota. Moto e immoto si scontrano cercando una difficile coesistenza come è nella natura del tempo, che concilia in sé progresso e ritorno. Il padre girovago e il figlio immobilizzato su una sedia a rotelle, le tradizioni che si ripetono invariate di stagione in stagione, i passi delle danze che eseguono all’infinito la stessa routine sono tutti segni di questa precaria ricerca di equilibrio tra stasi e mobilità.

Brosens e Woodworth costruiscono delle sequenze che scelgono la staticità come forma espressiva, meravigliosi tableaux vivants dove il movimento avviene quasi esclusivamente all’interno dell’inquadratura, traducendo in immagine il senso di un tempo giunto alla fine del suo perenne viaggio. Lo schermo si fa pittura di luce e poi si fonde con la musica, popolare per gli abitanti del villaggio e classica per il forestiero che porta con sé una cultura altra, non accettata. Gli unici a non cercare un colpevole nella diversità, l’ignoto a cui il villaggio si trova di fronte, sono i giovani Alice e Thomas, depositari di un’innocenza che il mondo adulto ha perduto. Il loro amico Thierry, invece, al compimento dei 18 anni viene iniziato al culto della ciclicità attraverso il falò di fine inverno, e sarà lui a scatenare la violenza verso lo straniero.

La cinquième saison è una sinfonia visiva perfetta e studiata in ogni dettaglio. Anche la lentezza trasmette tensione, il ritmo filmico deriva non dal montaggio ma dalla natura, dalla musica e dal movimento dei personaggi nel quadro. Lo stile e le tematiche richiamano la cinematografia di Michael Haneke, raccontano di un mondo ostile alla diversità, di una natura vendicativa che si rivale sul male insito nell’uomo. Parlano dell’universale attraverso piccoli mondi remoti e misteriosi che diventano, via via, inquietante riflesso dell’umanità intera.

Titolo originale: La cinquième saison
Nazione: Belgio, Olanda, Francia
Anno: 2012
Genere: Drammatico
Durata: 93′
Regia: Peter Brosens, Jessica Woodworth
Cast: Aurélia Poirier, Django Schrevens, Sam Louwyck, Gill Vancompernolle
Produzione: Bo Films, Entre Chien et Loup, Molenwiek Film, Unlimited
Distribuzione: Films Boutique
Data di uscita: Venezia 2012
27 giugno 2013 (cinema)