Venezia72 “Na ri xiawu (Afternoon)” di Tsai Ming-liang

Addio, con grazia

Venezia 72. Fuori Concorso
Un pomeriggio in una casa diroccata in cima a una collina. Tutto intorno, una vegetazione rigogliosa che ondeggia al vento, quasi l’unico movimento. Tsai Ming-liang e Lee Kang-sheng seduti su due poltroncine parlano, o meglio, Tsai parla e Lee ascolta, sembra quasi con una pacata indifferenza.

La spasmodica lentezza delle opere precedenti del regista è qui portata all’esasperazione in una sorta di mortale immobilità: le foglie che si muovono, alcuni gesti controllati – accendersi una sigaretta, bere del tè, aggiustarsi la maglia – e la testa di un operatore che ogni tanto spunta dall’angolo sono necessari a ricordarci che non stiamo osservando un dipinto.
Tsai Ming-liang, solitamente così parco nei dialoghi dei suoi film, non smette di parlare, di parlarsi addosso, di ridere imbarazzato. Mentre Lee Kang-sheng si adegua al ruolo che ha sempre avuto, a quello che è il suo personaggio probabilmente anche nella vita, di specchio indifferente della realtà che lo circonda, di osservatore impassibile dell’umanità. Inutile cercare di strappargli un’emozione, di rivelare qualcosa di sé; solo, ogni tanto, una battuta, spesso pungente, a ricordarci che non è inanimato.

È la storia di una relazione, quella raccontata in questo pomeriggio, di una relazione che si dipana da oltre vent’anni sfuggendo ogni vincolo e ogni etichetta. È in qualche modo la dichiarazione d’amore di Tsai Ming-liang a Lee Kang-sheng, che a sua volta l’accetta senza scomporsi. A ben vedere, ogni film girato da Tsai è una dichiarazione d’amore, la sua lente esiste solo per riprendere Lee, ed è incredibilmente affascinante osservare quello che a tutti gli effetti è considerato uno dei registi di punta della seconda ondata del Nuovo Cinema Taiwanese rendersi così vulnerabile non solo di fronte all’oggetto della sua ossessione, se così vogliamo, ma anche di fronte allo spettatore. Sarebbe sbagliato però pensare a un amore convenzionale: il legame che li unisce è impossibile da classificare, forse simile al rapporto dell’artista con la sua musa, ma anche questa definizione sarebbe incredibilmente riduttiva.

L’intera opera, che segue quello che a tutti gli effetti è stato presentato come l’ultimo film del regista, Jiaoyou, nasce da una sensazione di morte imminente, dalla paura angosciosa della morte come fine, come estrema espressione dell’incomunicabilità e della solitudine, da sempre punti focali del cinema di Tsai Ming-liang, ed è l’ansia di non potersi più esprimere che lo ha spinto a girare qualcosa di così sincero, e al contempo artefatto.
Esattamente come il rapporto che lo lega a Lee, descrivere o etichettare quest’opera è assolutamente impossibile, né si vuole farlo. È un flusso di coscienza che forse rivela più di quanto si fosse prefissato, un estremo tentativo di contatto umano che però sembra essere negato fino in fondo, alla silenziosa uscita di scena dei personaggi.

Titolo originale: Na ri xia wu
Nazione: Chinese Taipei
Anno: 2015

Durata: 137’
Regia: Tsai Ming-liang
Cast: Lee Kang-sheng, Tsai Ming-liang
Produzione: Homegreen Films
Distribuzione: Homegreen Films
Data di uscita: Venezia 2015