Quando, ancora alle venti e quaranta, una donna delle pulizie appare nella platea bofonchiando qualcosa al microfono e trascinando un carrello, tra gli spettatori che ancora stanno prendendo posto, l’atmosfera è piuttosto interrogativa. Sul palco le luci rimangono spente, ma Marco Paolini è già lì.
All’ingresso, insieme al biglietto, era stato fornito un foglio con alcune arie: «Per cantare» rispondevano le maschere agli spettatori che non capivano. E così lo spettacolo di Marco Paolini e Mario Brunello si apre nell’unico modo in cui uno spettacolo musicale dovrebbe iniziare: con la musica. Perché, in una strana lezione di canto, è proprio quella donna delle pulizie, Francesca Breschi, a istruire il pubblico, mostrando una voce che l’occhio non avrebbe mai immaginato.
Lo stupore della gente, ancora intenta a sistemarsi sulle poltroncine, è tangibile. E basta poco per far scalpitare uno stizzito Paolini, che si propone di tornare più tardi temendo di interrompere i discorsi degli spettatori. E che, a chi gli fa notare che così facendo rischia di ritrovarsi il teatro vuoto, risponde che con quello che sono costati i biglietti è una previsione che difficilmente si avvererà. Un antipatico siparietto che si ripeterà anche al termine dell’intervallo e di cui si sarebbe fatto volentieri a meno.
Ma lo spettacolo inizia. E, in quasi tre ore, Paolini e Brunello riescono in un’impresa che in pochi avevano tentato prima di allora: raccontare Giuseppe Verdi. Ma non il Verdi compositore che tutti conoscono, bensì il Verdi regista di teatro, il Verdi impresario. La meticolosità quasi maniacale con cui allestiva i suoi spettacoli, l’attenzione per la recitazione.
In tutto questo spicca la recitazione di Paolini, che si muove tra il racconto e l’interpretazione delle opere di Verdi, accompagnato dal violoncello di Brunello. Un viaggio tra musica e teatro in cui lo spettatore è chiamato a partecipare, intonando alcune tra le arie più celebri del compositore emiliano.
La difficoltà dell’impresa della coppia Paolini – Brunello è notevole. Ma il pubblico ha accettato la sfida premiandola a pieni voti, felice di non aver assistito al solito spettacolo celebrativo che ci si poteva immaginare nel bicentenario della nascita del compositore. Pur non prescindendo dal Verdi universalmente noto, Paolini e Brunello hanno indagato il suo “lato oscuro”, rifiutando lo spettacolo dalla sicura presa ma ridondante. Preferendo consegnare qualcosa al pubblico e, in una sorta di messa laica, condividere la loro passione.






