martedì, Giugno 16, 2026
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Wislawa Szymborska a Torino

Un'inedita anteprima alla XVIII Fiera internazionale del Libro

La sera del 3 maggio, per un’inedita anteprima alla XVIII Fiera internazionale del Libro, è arrivata a Torino Wislawa Szymborska. Poetessa molto amata dal pubblico, polacca, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 1996. E’ stata accolta al Teatro Carignano con un applauso lunghissimo.

Presentata da Rolando Picchioni, Segretario Generale della Fondazione del Libro, e da Ernesto Ferrero, Direttore Editoriale della Fiera, la Szymborska ha letto alcune delle sue poesie più intense e famose. Recitate in italiano dall’attore Mauro Avogadro, le opere meravigliose della scrittrice minuta e schiva hanno davvero incantato i numerosi convenuti – tra cui, ben nascosta, anche Luciana Littizzetto. Presente sul palco anche uno dei più fedeli ammiratori della poetessa: Ferzan Ozpetek che ha espresso tutto il suo affetto per un’autrice di grande rilevanza internazionale. Visionaria, delicata, arguta e saggia nel suo comporre facile eppure complesso, l’autrice ha divertito con rime brillanti con “La cipolla”, “Il gatto in un appartamento vuoto” o “Innamorati felici”.

Ha sconcertato con “Nulla due volte accade” e “Funerali”. Incisivi gli ultimi versi letti dal suo traduttore, il professore di Letteratura polacca all’Università di Genova Pietro Marchesani: “La poesia-/ma cos’è mai la poesia?/Più d’una risposta incerta/è stata già data in proposito./Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo/come alla salvezza di un corrimano”. Un vestito sobrio, le scarpette nere e un foulard di organza: con la sua presenza discreta e i capelli d’argento, la pelle molto chiara e gli occhi piccoli e vispi la poetessa ha riecheggiato un mondo, quello delle sue incredibili raccolte: “Vista con granello di sabbia” per Adelphi o “Taccuino d’amore” e “Uno spasso”, “Gente sul ponte” o “Appello allo Yeti” di Scheiwiller, di immagini assolutamente inusuali, concetti sorprendenti che per la loro semplicità colpiscono profondamente.

Ha lasciato nella memoria la sua capacità di entrare negli strati più oscuri dell’esistenza e di rimanere ben salda ai valori che costruiscono un vero scrittore – costanza, fatica, laboriosità, studio e soprattutto talento – come ha meravigliosamente spiegato in “Posta Letteraria” e di trovare le parole giuste, perfette per comunicarli. Ha trasmesso la sua incredibile capacità di affacciarsi e osservare più e meglio degli altri le persone, le minuzie della quotidianità, i sentimenti e i sensi che solcano l’animo umano. Essenziale uno dei suoi versi più significativi, ricordato sul palco: “Tiro la vita per una foglia”. Così è sembrata lei: gracile e forte al tempo stesso.

3 maggio, Teatro Carignano di Torino