“Woody” di Robert B. Weide

"Woody prima di Allen"

Chi più chi meno, tutti abbiamo almeno una volta riso davanti a un suo sketch o riflettuto dopo i suoi singolari aforismi sull’esistenza. Ma da tempo ci si chiedeva: chi era Woody prima di Allen?

Questo film in realtà ha origini televisive, diviso in due parti, di durata totale di 195 minuti. Robert B. Weide (documentarista nominato agli Oscar nel ’99 con Lenny Bruce: Swear to Tell the Truth) lo ha ridotto a 113 minuti e portato sul grande schermo, presentandolo all’ultimo festival di Cannes.

Il documentario approfondisce in modo autentico i natali di Allen, con foto del regista neonato, e la crisi esistenziale che lo colpì già da bambino: la paura della morte, tema portante di tutto il suo cinema e del sul pessimismo in salsa ironica distillato con sagacia in molte sue pellicole prodotte. Si parte dall’infanzia agli esordi come autore per la tv, usando una macchina da scrivere che ancor oggi non abbandona, fino ai sui primi film completamente comici (Prendi i soldi e scappa, Il dittatore dello stato libero di Bananas), per poi passare alla sua produzione più profonda e completa come Io e Annie e Manhattan, con un salto successivo un po’ troppo rapido e meno ricco di informazioni negli ultimi anni, compresi Match Point, Midnight in Paris, Oscar per la miglior sceneggiatura nel 2012, e To Rome with love.

Missione compiuta per il documentario sull’aspetto informativo: tanto il materiale con interviste a tutti i suoi grandi colleghi, produttori e familiari, compresa sorella e nonna, quest’ultima ripresa in un documento video degli anni ’80. Si scopre che Diane Keaton fece di tutto per sedurlo, era completamente cotta di lui e poi dall’Allen uomo emerge un incredibile contrasto tra la voglia di controllare tutto dei suoi film, supervisione che detiene dal suo primo lavoro da regista, e un’incredibile modestia: «perché faccio un film all’anno? – spiega Allen nel documentario – perché facendone tanti, c’è più probabilità che qualcuno venga bene».

Proprio lui che ha il record di nomination agli Oscar per la sceneggiatura originale, ben 15. Al di la della sua ricchezza informativa però, il documentario prende diverse cadute nella agiografia, nell’omaggio acceso sin dai titoli di testa nella stessa grafica da sempre usato nei film del cineasta americano: c’è grande informazione ma poco cinema, nessuna impostazione originale nel racconto o altro ma una lineare esposizione cronologica dei fatti e opinioni. Non che sia per forza un difetto ma se si guardano i precedenti come i documentari di Martin Scorsese su cinema americano e italiano si capisce che esistono tante potenzialità che ha la settima arte di raccontare se stessa e i suoi personaggi in modo da esaltarli e non sovrapporsi ad essi. Forse Weide ha scelto la regia “invisibile” proprio per far esaltare uno delle personalità più belle della cultura mondiale, ed è proprio Scorsese che dà il ritratto più intenso di Allen: «mai vista una persona che avesse sempre così tanto da dire sulla vita». Sacrosanto. E se poi tutto questo pensiero è architettato con ironia e filosofia, padroneggiando Bergman, Fellini e le freddure più nette, l’alto e il basso, si capisce perché Allen riesca sempre e comunque a dire la sua. Ogni anno, in ogni film.

Titolo originale: Woody Allen: A Documentary
Nazione: U.S.A.
Anno: 2012
Genere: Documentario, Biografico
Durata: 113′
Regia: Robert B. Weide
Cast: Woody Allen, Penelope Cruz, Sean Penn, Scarlett Johansson, Diane Keaton, Martin Scorsese, Naomi Watts, Josh Brolin, John Cusack
Produzione: Whyaduck Productions, Rat Entertainment, Mike’s Movies, Insurgent Media, Thirteen’s American Masters
Distribuzione: Bim Distribuzione
Data di uscita: 21 Settembre 2012 (cinema)