Bisogna armarsi di buona volontà e partire alla volta di Milano. Date più vicine non ce ne sono. E non è poi tanto male pensando che quattro anni fa bisognava andare sul Tarvisio per ascoltarli.
Si arriva davanti al Blue Note che fa tanto locale della 52sima strada e infatti Blue Note è un’etichetta mitica del jazz che, partendo da New York, ha aperto una catena di club in tutto il mondo.
Gli spettacoli sono due: uno pomeridiano, alle 18 (è pur sempre domenica) e l’altro serale, alle 21. Entrare in un locale e vedere la luce del sole che filtra attraverso le vetrate del soffitto è quanto meno singolare e i musicisti stessi dichiarano subito la loro totale mancanza di abitudine a una situazione simile.
Siamo un’ottantina circa, vuoi per il caldo, vuoi per l’ora, ma non dispiace a nessuno: è un’occasione unica per sentire con tutta tranquillità il quartetto degli Yellojacktes. Sembra di stare in un salotto o giù di lì.
Al pianoforte Russell Ferrante, composto e sorridente; al sax tenore e EWI (una sorta di sintetizzatore a fiato che nelle forme ricorda vagamente un sax soprano) Bob Mintzer. Al basso Jim Haslip e alla batteria Marcus Baylor, entrambi molto concentrati, a volte sulla soglia dell’estasi mistica.
Questi nomi non diranno nulla a molti, ma stiamo parlando di uno dei migliori gruppi di jazz-fusion del mondo, attivo ormai da vent’anni, nei quali ha subito delle trasformazioni di genere e di organico, compensate dalla stima della critica e da un discreto successo commerciale (hanno ottenuto anche dei Grammy Awards). Vederli suonare pezzi di repertorio o cimentarsi in una composizione nuova di zecca e molto complessa (il cui tempo in 5/8 mette in difficoltà lo stesso Mintzer) è un’esperienza gratificante per chi cerca di emozionarsi con la musica. Alla fine del concerto (un’ora e mezza: sulla media, per un gruppo jazz) i Nostri si avvicinano alle scale che conducono ai camerini: salutano tutti, fanno autografi, sorridono e ringraziano per i complimenti. Haslip, il bassista, addirittura s’imbarazza quando un signore, robusto e barbuto, gli bacia le mani tutto estasiato, borbottando “Super…super”: un po’ troppo per gente che pensa a suonare e non centra niente con lo star-system.
Non resta che tornare a casa, ma anche se è lontana non è un problema: basta farlo ripensando al concerto.
DISCOGRAFIA CONSIGLIATA:
– Yellowjackets, 1981, Warner Bros
– The spin, 1989, MCA
– Live wires, 1992, GRP
– Like a river, 1993, GRP
– Club nocturne, 1998, Warner Bros
– Mint jam, 2001, Heads up







