“YI NGOI (ACCIDENT)” DI SOI CHEANG

Gli incidenti sono sempre casuali?

Venezia 66. Concorso
Cervello, Trippa, lo Zio e la Donna sono i componenti di una banda di killer sui generis. Evidentemente la loro peculiarità non è la fantasia nel creare nomi orecchiabili o particolarmente originali, bensì la capacità di assassinare una persona su commissione facendo passare la morte come un incidente del tutto casuale.

I quattro ci vengono mostrati all’opera fra le trafficate strade di Honk Hong, mentre realizzano complicate coreografie ideate con pazienza e provate più e più volte. Il gruppo funziona bene, i meccanismi sono molto oliati e i soldi entrano a palate. L’idillio potrebbe durare in eterno, senonchè lo Zio, il più anziano del gruppo, comincia ad accusare dei preoccupanti vuoti di memoria che rischiano di mettere in pericolo le operazioni. Nonostante ciò Cervello approva un ultimo incarico, l’uccisione del proprietario di un banco dei pegni commissionata dal figlio. L’esecuzione, come al solito, sarà barocca e involuta, ma al tempo stesso funzionale all’obiettivo di eliminare il target senza lasciare la minima traccia. In una notte di pioggia, dopo svariati tentativi andati storti, finalmente il gruppo vede i suoi sforzi fruttare: la coreografia viene portata a termine, nonostante la defaillance dello Zio. Nemmeno il tempo di festeggiare che un autobus perde il controllo e rischia di investire Cervello che, scampato miracolosamente, non può che assistere impotente all’investimento del povero Trippa. Cervello, tanto intelligente quanto paranoico, si convince che quello dell’autobus sia stato un attentato alla sua vita, fatto spacciare come incidente da una persona che lavora esattamente come loro. Da questo momento in poi le energie dell’uomo si concentrano sulla ricerca dell’ipotetica persona che lo vuole morto, nonostante le rimostranze di Donna, preoccupata per la china presa da Cervello. Ma, come tutto il buon cinema insegna, la paranoia chiama altra paranoia, in un’escalation di deduzioni errate che porta dritta fino all’immancabile tragedia.

Il talentuoso regista di Honk Hong Soi Cheang, classe 1972, fa finalmente il grande passo e viene promosso nel concorso ufficiale di uno dei grandi Festival mondiali. Da sempre il suo cinema è stato profondamente radicato a Honk Hong e quindi caratterizzato da una grande affezione nei confronti del genere cinematografico -dal melodramma al noir passando per l’immancabile poliziesco- categoria filmica per lo più invisa alle passerelle dei festival più importanti. Tra i film diretti da Soi Cheang, che dal 2000 (anno del suo esordio) a oggi ne ha girati la bellezza di dieci, ricordiamo Love Batterfield del 2004 e Dog Bite Dog, del 2006. Portato in Italia per la prima volta dai tipi del Far East Film Festival di Udine, e ci mancherebbe, fa il suo esordio veneziano con quello che di gran lunga è il suo lavoro migliore.

Accident, prodotto dalla Milkyway di Johnnie To, è uno di quei rari, magici film che sfruttano il genere per poi superarlo e integrarlo con qualcosa di nuovo, di più. In questo caso la simpatica e fantasiosa trovata della banda di assassini prezzolati che crea e performa complicate coreografie per ammazzare la gente senza lasciare tracce è uno spettacolare pretesto per giustificare la figura di Cervello (interpretato molto bene dal bravo Louis Koo) e il divenire irrimediabile e tragico del suo costante discendere nell’inferno della paranoia e dell’ossessione. Sin dall’inizio questo interessante personaggio ci viene mostrato come un intelligente amministratore del gruppo, un freddo e apatico leader, ossessionato, ma non in maniera compulsiva o distruttiva, da una serie di tic igienici o relativi alla sicurezza sua e del suo appartamento. L’incidente di cui è quasi vittima risveglia in lui la bestia della paranoia ossessiva, la stessa bestia che l’aveva divorato tempo prima quando si convinse che l’amata moglie, morta in un terribile incidente stradale, fosse stata vittima di un assassino che avesse voluto mascherare il suo omicidio sotto forma di incidente. L’ossessione di Cervello si rivolge quasi casualmente sulla prima persona abbastanza plausibile su cui poter costruire il castello di nuvole necessario a nutrire la paranoia; Cervello segue questa persona, affitta un appartamento nello stesso condominio e lo spia notte e giorno, appuntandosi le sue conversazioni e le sue telefonate, tappezzando i muri del suo appartamento di note e ipotesi. Tutto questo finchè il caso non vuole che il pedinato pronunci le parole sbagliate al momento sbagliato, tali da convincere Cervello di avere effettivamente ragione.

Il film è stato diretto da Soi Cheang, in passato aiuto regista di Ringo Lam e forte dei consigli del suo produttore Johnnie To, in maniera peculiare che non ricorda nessuna delle sue precedenti pellicole che da buon allievo di Lam hanno sempre contribuito a riscrivere i limiti della brutale violenza mostrata su uno schermo cinematografico. In questo caso la violenza della carne da sempre esposta senza pudori da Cheang si trasforma in violenza mentale; violenza che si concentra nel personaggio di Cervello, umiliato e reso perdente fra i perdenti. Cheang gira in maniera rigorosa, sfruttando abilmente le competenze produttive della Milkyway e dando un alto valore estetico alla sua pellicola. Cheang gira con estrema asciuttezza, dando vita a un film quasi privo di colonna sonora, un lavoro secco e immediato, dai toni soffocati e poco enfatici, come non se ne vedevano da anni a Honk Hong. Chapeaux.

Yi ngoi (Accident) by Pou-Soi Cheang –
China – Hong Kong,
Durata: 89′
Louis Koo, Richie Jen, Michelle Ye