Yue Minjun “L’ombre du fou rire”
La Fondazione Cartier di Parigi presenta la prima esposizione europea interamente dedicata all’artista cinese Yue Minjun, noto al pubblico per i suoi “volti sorridenti”.
Entrare in uno spazio luminoso come la Fondazione Cartier e trovarsi faccia a faccia con una schiera di uomini sorridenti che avanzano verso il visitatore provoca un certo disorientamento. Ecco i celebri “uomini che ridono” di Yue Minjun, diventati ormai un’icona della società contemporanea. La grandezza delle tele, la costruzione dello spazio in diagonali e labirinti entro i quali si spostano i personaggi e i toni accesi dei colori contribuiscono ad aumentare il turbamento visivo.
Le prime opere con le quali ci si ritrova a dialogare, sono state realizzate all’inizio degli anni Novanta, quando Yue Minjun si trasferisce presso una comunità d’artisti vicino a Pechino. Qui matura i primi tratti del suo stile, osservando i ritratti di gruppo degli amici si avverte già un tono dissacratorio, ironico, una propensione alla ripetizione e un tratto marcatamente realista. Successivamente assistiamo alla progressiva trasformazione dei personaggi nell’unica figura dell’artista, un uomo nudo o con abiti semplici con la bocca aperta e sorridente, la testa protesa verso l’alto, gli occhi socchiusi con le rughe ai lati che sottolineano l’espressione gioiosa. Lo stesso uomo ripetuto all’infinito invade la tela, si espande sulla superficie e si protende verso lo spettatore, ci immergiamo nel suo sorriso che occupa interamente il nostro campo visivo.
È a questo punto che l’occhio attento del visitatore coglie tutta la tragicità dell’opera, la sofferenza che emerge dalle dense pennellate, l’espressione congelata rivela un dolore profondo per la vita attuale. Come dichiara l’artista in una recente intervista “considero i miei quadri come espressioni tragiche e dolorose”, dalle stesse parole di Yue Minjun si capisce che egli ha perfezionato il suo stile attraverso l’esperienza di vita, unendo i ricordi personali dell’infanzia all’osservazione della vita quotidiana. L’artista ha inoltre attinto all’immaginario iconico del periodo del “realismo socialista” che si sviluppò in Cina in epoca maoista; Yue Minjun è riuscito a creare un forte meccanismo critico studiando e vivendo quell’arte realista, di propaganda, per cui questi uomini che sorridono al loro splendido avvenire sono la parodia di se stessi.
Ma Yue Minjun non ha solo rielaborato le immagini del passato, egli ha approfondito la ricerca riflettendo sui meccanismi di interpretazione delle opere d’arte più conosciute provenienti da paesi occidentali e orientali; è così che è nata la reinterpretazione del Marat assassinato (1793) di Jacques Louis David, dell’Esecuzione dell’Imperatore Massimiliano (1886) di Édouard Manet e della Conferenza di Gutian (1972) di He Kongde, opere nelle quali i personaggi vengono sostituiti oppure scompaiono definitivamente dalla tela lasciando un vuoto sul quale interrogarsi. È proprio attraverso i labirinti della vita odierna, nella vasca vuota di Marat, nei sorrisi aperti o deformati che Yue Minjun svela allo spettatore una possibile chiave di lettura della società contemporanea.
“YUE MINJUN, L’OMBRE DU FOU RIRE”
14 Novembre 2012 – 17 Marzo 2013
Fondation Cartier pour l’art contemporain
261, boulevard Raspail, 75014 Parigi
Orari:
mart/dom 11-20
Giovedì sera aperto fino alle ore 22
Chiuso il lunedì
Ingresso libero per minori di 18 anni il mercoledì dalle 14 alle 18.
Biglietti:
Intero € 9,50
Ridotto: € 6,50
Info: http://fondation.cartier.com