Dopo il notevole successo di pubblico e critica riscosso in Germania, arriva nelle nostre sale il film di Dani Levy, commedia divertente sull’essere ebrei o sul come diventarlo.
Niente lacrime, siamo ebrei. Jakob Zuckermann (Henry Hubchen) non ha più nulla a che fare con le sue origini semite da quando, nel 1961 anno di costruzione del muro, sua madre è scappata ad Ovest con suo fratello costringendolo a cavarsela da solo. Jaeckie ama il gioco d’azzardo e il biliardo (la vita è un gioco, e io sono un giocatore nato) ma a malapena riesce a sbarcare il lunario dopo aver abbandonato il suo lavoro da cronista sportivo. Il matrimonio con Marlene è ormai a pezzi e i suoi due figli (un assicuratore e un’infermiera) non gli danno certo il giusto appoggio psicologico. Pieno di debiti fino al collo e a rischio galera, sarà costretto dopo la morte di sua madre ad affrontare una titanica impresa: passare una settimana con suo fratello Samuel (ebreo ortodosso) nel pieno dei precetti religiosi che tanto respinge. Il tutto per ereditare la somma che sua madre ha lasciato ai suoi figli nel testamento.
La commedia di Levy è, come afferma lui stesso, politicamente scorretta. E’ il saluto di un popolo che vuole tornare a ridere di sé, delle proprie sciagure, e lo fa proprio nel paese che più li ha condannati in passato, la Germania. Ambientato a Berlino (proprio come il Good Bye Lenin che qualche anno fa ha sbancato i botteghini di tutta Europa) il film ne è quasi il rovescio della medaglia. L’incontro fra due culture diversissime, l’est e l’ovest, che si incontrano pur fra mille difficoltà alla ricerca di una pace, un accordo che faccia dimenticare le mille differenze.
Non sarà facile per Zucker riuscire nell’impresa. I suoi quarantaquattromila euro di debito (contratti gestendo un locale notturno per spogliarelliste) lo portano ad un passo dal carcere, salvato solo dall’intervento in extremis di suo figlio che riesce a posticipargli l’arresto. Ma le sorprese non sono finite e l’arrivo di suo fratello insieme alla moglie e ai due figli, saranno il colpo di grazia per il povero Jaeckie, costretto a far la spola fra la sinagoga ed un importantissimo torneo di biliardo cui si è iscritto per vincere il consistente premio messo in palio.
La commedia di Levy, in stile Allen tanto per intenderci, ha riscosso notevoli encomi in Germania dove fra le altre cose ha vinto diversi premi agli Oscar nazionali.
Notevole il piglio comico di Henry Hubchen che porta in scena un ebreo dal volto scanzonato e superficiale alle prese con un fratello austero e ligio al dogma religioso. Le battute si sussegono con ritmo frenetico, regalando un ora e mezza di deliziosa comicità. Ed è proprio il regista a dire in conferenza stampa che il suo film è un invito a ridere delle proprie origini, del proprio passato, in un momento storico in cui proprio l’ortodossia ebraica sembra voler accettare a fatica gli intermezzi comici legati alla propria storia. In un mondo in cui sembrano esserci solo semiti ed antisemiti, c’è la grinta di Zucker a ricordare a tutti il gusto di una bella risata.
Zucker! …come diventare ebreo in 7 giorni
Titolo originale: Alles auf Zucker!
Nazione: Germania
Anno: 2004
Genere: Commedia
Durata: 90′
Regia: Dani Levy
Sito ufficiale: www.zucker-derfilm.deCast: Henry Hübchen, Hannelore Elsner, Udo Samel, Golda Tencer, Steffen Groth, Anja Franke, Sebastian Blomberg
Produzione: Manuela Stehr
Distribuzione: Lady Film
Data di uscita: 25 Novembre 2005 (cinema)






