“Zato Ichi kessho tabi – ZATO ICHI IN VIAGGIO TRA SANGUE E RISATE” di Kenji Misumi

E se fosse...?

Per un tragico errore una giovane madre viene uccisa al posto di Zatoichi da una banda di sicari del clan Monju. Rimane in vita un neonato, figlio della donna. Mosso da pietà e dal senso di colpa Zatoichi decide di intraprendere un difficile viaggio per riportare il figlio al padre. Scoperto l’errore, i sicari si gettano all’inseguimento dello spadaccino cieco.

Uno degli episodi più riusciti della serie di Zatoichi, questo di Misumi è un mix di azione e tenerezza, umorismo e tragedia, come del resto dice bene il titolo. Zatoichi smonta da un palanchino poco prima che vi salga una donna, con il figlio in fasce, i sicari non si accorgono dello scambio e trafiggono il palanchino, troppo tardi si accorgono dello scambio. In villaggio si sparge la voce di quanto accaduto e Zatoichi comprende che quelle spade erano destinate a lui. Decide così di accudire il piccolo finché non potrà restituirlo al genitore rimastogli.

Così si apre questa avventura del celebre guerriero cieco, impegnato ora nel ben più arduo compito di accudire a un infante: se infatti ben sappiamo che Zatoichi non avrà problemi a disfarsi di quelli del clan Monju, non immaginiamo però come riuscirà a improvvisarsi padre. E questo Misumi lo sa bene, regalandoci momenti di comicità proprio nei combattimenti, quando il protagonista lancia pannolini sporchi ai suoi nemici, o intima loro di combattere in silenzio per non svegliare il piccolo.

La stessa comicità si vede anche, specie all’inizio, quando Zatoichi cerca, tra mille immaginabili inconvenienti, di badare al neonato; pian piano però si sfuma nel sentimentalismo, perché il protagonista si affezionerà davvero al bimbo, arrivando addirittura a riflettere sulla propria condizione di uomo solo, emarginato e senza radici. Nonostante dunque gli intermezzi dei duelli, il film mette il personaggio sotto una nuova luce, ancor più umana e complessa. Misumi non si risparmia nel mostrarci i momenti di intimità tra i due, e non è un caso che Zatoichi incontri durante il suo viaggio una donna, una ladra, che si unirà a lui per sfuggire a un samurai che ne ha smascherato un furto: la scamperà fingendosi moglie del cieco. Si abbozza così una famiglia, all’inizio la donna è restia a prendersi cura del bimbo, ma Zatoichi è ben felice di pagarla giornalmente; con il passare dei giorni però, la donna si affeziona davvero sia al neonato, che sembra darle uno scopo più nobile della mera sopravvivenza, sia addirittura a Zatoichi, capace con la propria fiducia nei confronti della donna, di redimerla.

Alla fine la donna implorerà il cieco di restare con lei, di formare una famiglia ora che c’è anche un bambino, ma Zatoichi non può farlo: quel figlio è orfano per causa sua e deve essere restituito al padre naturale. Ma arrivato a destinazione Zatoichi troverà un’accoglienza molto fredda dal padre del bimbo e sarà lui stesso, diversamente da quanto si era promesso, a non volersene staccare.

Il viaggio di Zatoichi è, in questo episodio di Misumi, anche una scoperta di sé, una sorta di “e se fosse…?” dove il protagonista si interroga su una propria diversa esistenza. A far da sfondo a questo c’è la solita serie di personaggi caricaturali ma allo stesso tempo umani e vividi, che sempre popolano il mondo di Zatoichi; le gag non mancano e Misumi sembra voler strizzare l’occhio al suo pubblico presentando un personaggio già celebre, ma arricchito anche di qualche nuova sfaccettatura.

PAESE: Giappone
DURATA: 87 min
STUDIO: Daiei Co. LTD.
DIRETTO DA: Kenji Misumi
PRODOTTO DA: Masaichi Nagata

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Kan Shimozawa, Seiji Hoshikawa, Tetsuro Yoshida, Masatsu Matsumura
MUSICHE: Akira Ifukube
INTERPRETI:
Shintaro Katsu
Hizuro Takachiho
Nobuo Kaneko