A Bolzano e Trento Dmitry Matvienko dirige l’Orchestra Haydn, in repertorio Schubert e Šostakovič

Martedì 25 novembre alle ore 20.00 all’Auditorium di Bolzano, il quinto appuntamento della Stagione sinfonica 2025/26 della Fondazione Haydn ospiterà per la prima volta un altro acclamato artista della nuova generazione, il cui talento continua a entusiasmare pubblico e critica di tutto il mondo. Sul podio dell’Orchestra Haydn salirà infatti il giovane direttore bielorusso Dmitry Matvienko, nato a Minsk nel 1990, Primo Premio e Premio del Pubblico all’ultima edizione della Malko Competition di Copenhagen, il più prestigioso tra i concorsi internazionali per giovani direttori.

Con l’Italia Matvienko intrattiene un rapporto d’elezione: «Negli ultimi tre anni ho diretto molte volte in Italia – afferma Dmitry Matvienko –, da Torino a Firenze, passando per Venezia, Bologna, Genova e al Teatro dell’Opera di Roma. Poi ancora a Cagliari, Parma e Napoli. Posso dunque dire di avere una certa familiarità con la vita musicale del Paese, che adoro. Dopo aver avuto la possibilità di lavorare con orchestre in Europa, Asia, Stati Uniti e Australia, l’orchestra italiana resta per me la più vicina, soprattutto per il tipo di relazioni che si instaurano tra direttore e musicisti».

Il programma del concerto, che verrà replicato mercoledì 26 novembre alle ore 20.30 all’Auditorium di Trento giovedì 27 novembre alle ore 20.00 al Palanaunia di Fondo (TN), accoglierà due capolavori della letteratura sinfonica apparentemente molto diversi e distanti tra loro, opere che in realtà presentano molteplici punti di contatto, come la Sinfonia n. 4 D 417 “Tragica” di Franz Schubert e la Sinfonia n. 9 op. 10 di Dmitrij Šostakovič.

«Schubert è stato il precursore di quella sincera tragicità intima che Šostakovič ha portato al suo apice nel XX secolo. Entrambi sono umanisti che parlano dell’essere umano nei tempi della sofferenza, ed è per questo che ho trovato così significativo accostarli in questo concerto. La prima analogia che viene in mente è la loro straordinaria profondità emotiva e la qualità tragica. Entrambi hanno espresso la sofferenza umana, la solitudine e il dramma interiore con grande sensibilità. Segue poi il contrasto e la dualità della loro immaginazione musicale. I due compositori combinavano spesso il lirico e il grottesco, la luce e l’oscurità. Va inoltre sottolineato che entrambi gli autori sono dei grandi melodisti, aspetto che si sposa perfettamente con il senso del pensiero cameristico. Pur scrivendo su scala sinfonica, la loro profondità artistica presenta radici profonde nella musica da camera».

Oltre a porre in dialogo i due capolavori sinfonici, con questo concerto la Fondazione Haydn intende rendere omaggio a Šostakovič, di cui quest’anno ricorrono i 50 anni dalla morte del grande compositore russo.