A colloquio con Mario Biagini, la lettura poetica nella formazione di un interprete

Da sinistra a destra Mario Biagini e Alessio Nardin

Mario Biaginiattore, regista teatrale e ricercatore è fra i docenti dell’Accademia Eleonora Duse Centro Sperimentale di Cinema e Arti Performative di Asolo diretto da Alessio Nardin. Dal 1986 al 2021 ha lavorato presso il “Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards” di Pontedera. Nel 2007 ha creato un gruppo, l’Open Program, che ha diretto fino al 2021 e che ha dato vita a un ciclo di spettacoli basati sulla poesia di Allen Ginsberg messa in musica e azione. Alla fine del 2021 ha lasciato il Workcenter e ha sciolto l’Open Program fondando con altri compagni una nuova organizzazione culturale, L’Accademia dell’Incompiuto. 

Mario Biagini e alcune allieve


Mi ha molto colpito il suggestivo contesto in cui ha iniziato ad operare questa nuova realtà. Ho sempre visto con favore la organizzazione di  iniziative di formazione allo spettacolo dal vivo in piccoli centri nel segno del decentramento. La presenza dei giovani rivitalizza la realtà asolana”. Quali sono i contenuti della sua proposta formativa? “
Nel mio lavoro con i partecipanti alla masterclass mi sono concentrato sulla lettura poetica, un approccio peraltro mirato nella prospettiva della messa in scena” Come procede? “Come sempre ho coinvolto tutti nella scelta di parte dei testi da leggere, altri invece li indico io proprio perché mi servono per la formazione degli allievi: si inizia con  la lettura personalizzata, con cui li introduco alle regole del gioco, dell’esperienza della lettura poetica, in particolare a superare in palcoscenico l’infondata contrapposizione fra giusto e sbagliato, Si passa poi  alla lettura a freddo.” Che significa? “Consegno ai partecipanti dei libri di poesia e li invito a leggermene alcuni brani, costringendoli a confrontarsi con un testo sconosciuto. Ma la differenza su cui insisto è quella fra prosa e poesia, sugli aspetti  formali che le distinguono.” Quando si parla di poesia, si ricorre spesso all’espressione licenza poetica. Può darci un’interpretazione corretta di questo riferimento? “Anche se l’uso che se ne fa può indurci a ritenere che nella lirica ci siano ampi margini di libertà, in realtà è indirettamente un richiamo alle rigorose regole che disciplinano la poesia. Basti pensare che “La ginestra” di Giacomo Leopardi, un autore su cui ho lavorato a lungo, viene definita una canzone ad endecasillabi liberi. Ma basta leggerla per rendersi conto della perfezione di ogni verso” Cosa si attende da questa nuova generazione di interpreti che si stanno formando? “Il rapporto con loro mi porta a sostenere che nei prossimi decenni scopriremo modalità di vivere il teatro diverse, nuove che non possiamo nemmeno immaginare, penso anche al di fuori degli edifici in cui tradizionalmente si pratica il teatro”. Sino a fine maggio Mario Biagini e L’Accademia dell’Incompiuto con il laboratorio “Vive voci” sono coinvolti in uno dei cinque percorsi  del progetto Da vivi – Il Miracolo della Finitezza avviato nello scorso ottobre dal Teatro Metastasio di Prato e dedicato al complesso tema della mortalità.