A Padova debutta “Il gabbiano” di Čhechov, nuova produzione dello Stabile del Veneto

Filippo Dini e Giuliana De Sio per Il Gabbiano, foto Serena Pea per Teatro Stabile Veneto, 2025

Filippo Dini, regista ed interprete, porta sul palcoscenico un’umanità sull’orlo del baratro misurandosi con il capolavoro di Anton Čhechov , Il gabbiano, che debutta in prima nazionale martedì 4 novembre al Teatro Verdi di Padova, per iniziare, dopo le repliche che proseguono sino al 9 novembre, una tournée nei maggiori teatri d’Italia che finirà a marzo. Per la prima volta nella storia Il gabbiano vede una doppia regia: lo “spettacolo di Kostja” è nelle mani del giovane regista Leonardo Manzan.

L’insolita decisione di Dini nasce dalla necessità di realizzare un incontro artistico tra generazioni, che consente a Manzan di lavorare in totale autonomia nella realizzazione di quello che anche nel testo di Čechov è lo spettacolo di un giovane regista. Al fianco di Dini in scena Giuliana De Sio. La trama dell’opera di è nota: un gruppo di persone si riunisce casualmente in una casa di campagna in riva a un lago e qui si dibatte per tre atti. Fra le diverse storie che si intersecano nella pièce, emerge la vicenda del giovane scrittore Kostja, infiammato dall’amore per una sua coetanea, Nina, che sogna di diventare attrice, e contrastato dalla madre di lui. Nel tentativo di fuggire al grigiore del loro destino, tutti i personaggi de Il gabbiano sono alla costante ricerca di un bagliore di speranza, vogliono realizzare le loro aspirazioni e per questo resistono alla malinconia, alla tristezza, alla rassegnazione. Ma il beffardo destino cambia le carte in tavola con cinica ironia e tutto inizia presto a precipitare come il gabbiano ucciso da Kostja. Con una lenta ma inesorabile caduta, i personaggi si trovano a fare i conti con la realtà, e la loro fiducia verso la personale realizzazione si tramuta in delusione.”

L’immortalità di questo testo e la sua bruciante contemporaneità sta proprio nella descrizione di una “umanità alla fine”, una società sull’orlo del baratro, che avverte l’arrivo di un’apocalisse, che di lì a poco spazzerà via tutto il mondo per come lo abbiamo conosciuto fino a quel momento, di lì a vent’anni, infatti, ci sarà la Rivoluzione, e anch’essa sarà causa o effetto (a seconda dei casi) di tante rivoluzioni in Europa. – scrive Dini nelle Note di scena – Tutta la drammaturgia di Čechov racconta una fine imminente, i suoi personaggi sono un popolo di ombre che tentano di resistere con tutte le loro forze alla malinconia, alla tristezza, al rammollimento cerebrale, lottano, si scontrano, si sparano, tra di loro e a se stessi, cercando di non soccombere. Le somiglianze con la nostra epoca sono straordinarie e sconfortanti..” Altri interpreti dello spettacolo sono Virginia Campolucci, Enrica Cortese, Gennaro Di Biase, Giovanni Drago, Jurij Ferrini, Angelica Leo, Fulvio Pepe ed Edoardo Sorgente. Il testo rappresentato nasce dalla traduzione di Danilo Macrì; le scene sono di Laura Benzi, i costumi di Alessio Rosati, le luci e le musiche rispettivamente di Pasquale Mari e Massimo Cordovani.A scena aperta”. Il primo appuntamento di “A scena aperta”, incontro del pubblico con gli interpreti, si terrà venerdì 7 novembre alle ore 18.00 presso il Foyer del Verdi.