È lo stesso Costa-Gavras a definire Adults in the room come una tragedia greca ambientata in tempi moderni, avendo ben presente, aggiungiamo noi, la celebre massima marxiana che ricorda che la storia si ripete due volte, la prime come tragedia, la seconda come farsaAdults in the room in effetti è qualcosa in più di una ricostruzione, è la copia-farsa di una tragedia già avvenuta, la rappresentazione di una rappresentazione. Il tono non è caustico, o particolarmente sentito, il ritmo è veloce, i personaggi sono macchiette, non c’è tensione o pathos.

Tratto dalle memorie politiche di Gianis Varoufakis (Adults in the Room: my battle with Europe’s deep establishment), il film mette in scena lo scontro verbale (ma pure un po’ esistenziale) durato circa sei mesi dello stesso Varoufakis con la commissione della Troika per salvare l’economia greca dopo la crisi del debito sovrano europeo, e si articola con una struttura semplice e bipartita. Al livello superficiale vi si legge semplicemente la riproposizione filmata e didascalicamente esplicita di come si è svolta la faccenda, una sorta di servizio pubblico da parte di Costa-Gavras, mentre appena sotto si fa scorgere un umorismo isterico, una manifestazione di incredulità davanti alle contraddizioni che si manifestano l’una dopo l’altra insieme allo stallo irreale.

O firmate il MoU o firmate il MoU. A fare specie è la stasi in sé, in questo senso recupera il senso del tragico. Alla fine delle trattative non c’è nessun passo in avanti, la conclusione era inevitabile. La Grecia che soccombe non scatena collera nei protagonisti, v’è solo lo spazio per una beata accettazione degli eventi, Varoufakis si dimette, la stampa inizia a incensare Tsipras, i commissari si complimentano gli uni con gli altri senza troppo trasporto perché in fondo sapevano che l’esito non era mai stato in discussione. La fine era già scritta, rimane da vedere cosa combinano i pupazzetti: questa è la sensazione che fa filtrare il regista greco allo spettatore.

Da parte di Costa-Gavras c’è anche un’elaborazione del lutto, una missione come era stato con Z – L’orgia del potere dopo la dittatura dei colonnelli. Lo stesso autore ha ammesso che questo film deve anche essere visto come una forma di resistenza personale, un atto quasi d’ammenda per aver lasciato il paese dopo la crisi, e non ci sono dubbi che Costa-Gavras senta molto quest’opera, tanto da rivoluzionare i suoi principi organizzativi e interrogare più volte Varoufakis, e non solo per quanto riguarda faccenda squisitamente tecniche, quando è risaputo che il nostro preferisce evitare qualunque interazione con l’autore del soggetto originario perché questi non capirebbe le modifiche necessarie all’adattamento al mezzo cinematografico – modus operandi giustificatissimo, tra le altre cose.

Costa-Gavras è abile nell’evitare di formulare qualsiasi giudizio sulle persone singole, evitando di ridurre così l’intero affare a un bisticcio privato tra il ministro delle finanze greco e Wolfgang Schäuble, preferendo invece calcare la mano sulla componente farsesca scegliendo accuratamente gli attori sula base prevalentemente del loro aspetto fisico, in modo da creare delle caricature che alleggeriscano l’atmosfera e al contempo la rendano grottesca, posticcia. Per certi versi può considerarsi un abbozzo di satira, gli attori del film sono marionette due volte, nel contesto narrativo e in quello del sottotesto, che elenca comunque senza troppi fronzoli le responsabilità dei paesi in gioco e la loro mala gestio, aprendosi la possibilità di prenderli in giro apertamente.

Nella scena conclusiva si esagera addirittura saltando a piè pari genere e sfociando nella parodia più pura: non potendo ricostruire con esattezza l’incontro tra Tsipras e Merkel per ovvia mancanza di testimonianze dirette è reso con un balletto trash che dovrebbe simulare la trattativa con i membri dell’Eurogruppo e la “seduzione” ai danni del premier greco, che ha preferito un male conosciuto a un salto nel buio. I pochi minuti di immagini di repertorio fanno quello che qualsiasi commedia amara dovrebbe proporsi di fare, ovvero usare un umorismo (in questo caso finissimo, quello che disorienta più che fa ridere) per cambiare prospettiva alla medesima situazione e raffinarla, raccontare una sfaccettatura inedita. E questo Costa-Gavras lo fa benissimo, al di là di ogni possibile divergenza ideologico-politica.