Parlare di guerra non è mai semplice, tradurre in immagini la morte e la distruzione è un processo complesso, se, inoltre, il conflitto trattato è in atto la difficoltà aumenta.

Dani Rosenberg, regista israeliano, racconta i kibbutz a poche settimane di distanza dall’attacco del 7 ottobre 2023, con un film che ibrida fiction e documentario, più una breve parentesi di cinema d’animazione.

Il punto di vista è quello della sedicenne Dar (interpreta molto bene da Ori Avinoam), che, pur essendo vietato, si introduce nel villaggio per cercare il proprio cane smarrito.

Il viaggio alla ricerca dell’animale domestico diventa, dunque, un mezzo per vedere, capire (e raccontare), quanto sia successo e cosa pensino i superstiti.

Oltre alla prospettiva della giovane vengono privilegiate le testimonianze dei “puri”, come l’anziano vicino Natan, amico di un palestinese che non può più contattare a causa della guerra, o la giovane Nora, che salva con la sua auto gli animali randagi. Gli animali, come suggerito dal titolo, costituiscono una parte metaforica importante, proprio perché rappresentativi dell’innocenza.

C’è inoltre un ulteriore personaggio principale: il paesaggio, segnato dal conflitto, sventrato, disumanizzato, con le luci e il frastuono delle bombe in lontananza.

La parte documentaristica, oltre a servirsi delle sequenze – di forte impatto – relative ai luoghi e alla loro distruzione, mette in luce la funzione comunicativa dei social in rapporto ai conflitti contemporanei. La verità- seppur in parte – si può conoscere anche attraverso Tik Tok, in pochi secondi di video, che racchiudono tutto il dramma e il dolore degli scontri.

Dalla pellicola di Dani Rosenberg traspare il dovere di raccontare al mondo quanto un territorio stia vivendo, con uno sguardo che, in fondo, è speranzoso, perché mira alla pace (come dimostra la sequenza animata).