Ammaliante e poetico film d’animazione, senza tempo, uscito nel 1992, con una colonna sonora che i bambini/ragazzini di allora canticchiano ancora oggi e i bimbetti della nuova generazione ascoltano con gli occhietti luccicanti, arriva ora in live action, sempre con marchio di fabbrica Disney, diretto da Guy Ritchie e con Will Smith nella parte di Genio.

Aladdin in versione animata durava un’oretta e mezza, la sceneggiatura scritta dal regista con John August (autore di tanti film di Tim Burton, tra cui La sposa cadavere, La fabbrica di cioccolato, Big Fish) dura due ore, inevitabilmente sono state inserite scene in più. La prima mezz’ora circa, minuto più minuto meno, è abbastana noiosetta.

Si introducono il personaggio di Aladdin e quello di Jasmine, l’ambiente in cui vivono, intrecciando la trama del film del 1992 con altre sequenze. Parliamoci chiaro. Il film ingrana e fa stringere il cuore e allargare il sorriso solo quando compare Genio. Da quel momento si vola sul tappeto magico. Will Smith con tutta la sua irruenza, ritrova il sé stesso burlone e ironico che lo ha reso famoso, agli inizi della sua carriera, con Willy Il Principe del Bel Air, e conquista lo schermo, il podio, gli applausi.

Le strade di Agrabah sono la casa di Aladdin (Mena Massoud), un amabile ragazzo di strada ansioso di abbandonare la propria vita da furfante poiché convinto di essere destinato a qualcosa di più grande. Dall’altra parte della città la figlia del Sultano, la Principessa Jasmine (Naomi Scott), coltiva a sua volta i propri sogni. Desidera una vita fuori dalle mura del palazzo e vorrebbe utilizzare il proprio titolo nobiliare per aiutare gli abitanti di Agrabah, ma suo padre è troppo protettivo e la sua dama di compagnia Dalia (Nasim Pedrad) non la perde mai di vista.

L’obiettivo del Sultano (Navid Negahban) è trovare un marito adeguato alla figlia, mentre il suo leale e fidato consigliere, il potente stregone Jafar (Marwan Kenzari), è frustrato dall’atteggiamento passivo del Sultano nei confronti del futuro di Agrabah ed escogita un piano per impadronirsi del trono.

In generale, come già detto, è fedele al film d’animazione, già ampiamente ispirato alle fiabe de Le mille e una notte, riprende senza stravolgere, con alcuni adattamenti certo, ma armoniosi – e abbiamo tirato un sospiro di sollievo – le canzoni – scritte dal vincitore di otto Oscar Alan Menken (che si è occupato dei nuovi arrangiamenti) e dai parolieri premiati con l’Oscar Howard Ashman e Tim Rice – che hanno fatto la storia del film come Le notti d’Oriente, Il principe Alì, Il mondo è mio; a queste si aggiungono nuove composizioni scritte da Benj Pasek e Justin Paul: La Mia Voce (scritta da Menken e Pasek e Paul) eseguita da Jasmine, “La Mia Vera Storia” per Aladdin, che vogliono riflettere il maggior sviluppo nell’introspezione dei personaggi – soprattutto in un tema molto caro a Disney negli ultimi anni: l’emancipazione femminile.

Le riprese principali di Aladdin si sono svolte da agosto 2017 a gennaio 2018 nei teatri di posa dei Longcross Studios e degli Arborfield Studios, entrambi situati nel Regno Unito, oltre che in varie location della Giordania.

Veniamo ora alle note dolenti. Quella meno grave, ma del resto inevitabile. Guy Ritchie non riesce a trattenersi e appena può, soprattutto nelle scene d’azione, entra a gamba tesa per ricordare al pubblico che il film è suo, scritto e diretto da lui. Tra tante cose mette alcuni rallenty, per disegnare maggior epicità. Il finale alla Bollywood lascia interdetti… geograficamente e narrativamente.
Un po’ infantile un po’ inutile. Ma come abbiamo detto è Ritchie, prendere o lasciare.
Nota dolentissima. E qui non riusciamo a farcene una ragione. I costumi. Inspiegabili.
“Il costumista candidato all’Oscar Michael Wilkinson ha esplorato svariate località dell’Africa, del Medio Oriente, della Turchia e del Pakistan alla ricerca di tessuti eleganti e dotati di colori meravigliosi” così si legge nella cartella stampa.
Non abbiamo visto i tessuti e i colori dal vivo. Magari hanno e fanno visivamente un impatto diverso. Sul grande schermo restituiscono un richiamo immediato all’India (Bollywood di nuovo, ma qui siamo in Medio Oriente accidenti!) oltre a sembrare abiti e gioielli da carnevale, approssimativi talvolta finti, come se avessero comprato stoffe e plastica all’ingrosso. Offenderemo qualcuno, ci dispiace, ma al mercato ci sono bancarelle che vendono articoli più raffinati. Non riusciamo a salvare nulla, sotto questo profilo, è un colpo al cuore.
Per quanto riguarda gli attori, Will Smith è oltre la perfezione. Naomi Scott, Jasmine, è una delizia, e Mena Massoud, Aladdin, come Marwan Kenzari, Jafar, sono stati scelti con attenzione e nessuno può lamentarsi perché si sono calati molto bene nei personaggi fiabeschi.
Aladdin 2019 supera comunque la prova con un’abbondante sufficienza. Piacerà ai bambini e ai grandi che hanno sognato negli anni 90 con le atmosfere delle notti d’Oriente. 

 

 

Titolo originale: Aladdin
Nazione: U.S.A.
Anno: 2019
Genere: Avventura, Fantastico
Durata: 128′
Regia: Guy Ritchie
Cast: Will Smith, Billy Magnussen, Naomi Scott, Mena Massoud, Nasim Pedrad, Marwan Kenzari, Numan Acar, Navid Negahban, Kamil Lemieszewski, Nikkita Chadha
Produzione: Walt Disney Pictures, Lin Pictures, Marc Platt Productions, Rideback
Distribuzione: Walt Disney
Data di uscita: 22 Maggio 2019 (cinema)