L’inquieta tredicenne Alpha (applausi alla bravissima Mélissa Boros) vive sola con sua madre (Golshifteh Farahani), dottoressa in una clinica specializzata. Una sera, dopo una festa, Alpha torna a casa ubriaca e con un tatuaggio infetto, che qualcuno le ha fatto. Una A imperfetta sul braccio sinistro, ora gonfio e rosso. La madre con una rabbia gelida e panico controllato cerca di far fronte alla disperazione tremando fuori parole per cercare di capire con quale ago le avessero fatto quel tatuaggio, da dove lo avessero preso. Il giorno dopo le farà fare il richiamo all’antitetanica.

Per il test del virus occorre più tempo. Un virus che si impossessa delle vite, della linfa vitale delle persone rendendole, pezzo di carne dopo pezzo di carne, statue di marmo fino all’ultimo doloroso respiro.
E di colpo cala l’agonia di un passato, lo zio di Alpha, l’amato fratello di sua madre, il recidivo tossicodipendente di Alpha (un maestoso Tahar Rahim).

Julia Ducournau, vincitrice della Palma d’Oro nel 2021 con il discutibile Titane, con il suo terzo lungometraggio (il debutto è del 2016 con Raw) riporta lo spettatore indietro nel tempo quando l’incubo dell’AIDS si diffondeva seminando morte e terrore come un film dell’orrore, nutrito anche dalla disinformazione.

La Ducournau ha scritto un’allegoria di una malattia mortale vissuta da una famiglia franco-marocchina, da una sorella che ha cercato di non arrendersi mai all’autodistruzione del fratello, che lotta e che è disposta a tutto pur di non veder ripercorrere dalla figlia lo stesso calvario .
È un film che nel finale lascia più interrogativi che risposte o spiegazioni.
È un film imperfetto, non lineare nelle sue linee o sbalzi temporali che si sovrappongono e scompongono.
È un film fatto di inquadrature mai semplici né pulite, e movimenti spesso bruschi o ossessivi.

Ma è proprio in quelle inquadrature e movimenti della macchina da presa che la Ducournau coglie la vita con toccanti riflessioni dalla disturbante e profonda, che provoca, tenebrosa e poetica complessità.
È un film che ha anche momenti di invenzione straordinari e scene di una tenerezza famigliare straziante che lo rendono travolgente, e a modo suo efficace, con una forza emotiva tra il tenero e il feroce nella contaminazione sinuosa del genere horror e del genere drammatico, cui si uniscono storie famigliari e adolescenziali.

  • Data di uscita: 18 settembre 2025
  • Genere: Drammatico
  • Anno: 2025
    Paese: Francia, Belgio
  • Durata: 128 min
  • Fotografia: Ruben Impens
  • Montaggio: Jean-Christophe Bouzy
  • Musiche: Jim Williams
  • Produzione: Petit Film, Mandarin & Compagnie
  • Distribuzione: I Wonder Pictures